enigma

Ermeneutica della religione in Luigi Pareyson -Parte I:la domanda fondamentale

Tra i vari sviluppi del pensiero di Martin Heidegger si colloca la filosofia della libertà di Luigi Pareyson (1918-1991), che avremo modo di delineare nella parte II. Prendiamo intanto come riferimento la lezione di congedo che egli tenne nell’Università di Torino il 27 ottobre 1988 e che riecheggia i temi svolti e le idee sostenute durante il percorso del suo pensiero.

L’autore innanzi tutto si ricollega alla Prolusione inaugurale che Heidegger lesse il 24 luglio 1929 nell’Università di Friburgo Che cos’è metafisica? (Was ist Metaphysik?) in cui per la prima volta venne sollevato quale problema centrale della filosofia quello del nulla. Infatti il nulla era stato in linea di massima precedentemente considerato (e naturalmente non furono poche le critiche successivamente alla prolusione soprattutto da parte dei neopositivisti) come un problema marginale, al massimo come una “mancanza”, una “privazione”, nell’ambito di una filosofia del tutto razionale (si pensi per esempio ed in particolar modo ad Hegel). Tuttavia P. individua dei precedenti che non sono mai citati da Heidegger ma che sotterraneamente, egli sostiene, ne hanno influenzato il pensiero. In primo luogo Kant, quando immagina il seguente monologo di dio: “io sono dall’eternità all’eternità, fuori di me non c’è nulla se non ciò ch’è qualcosa per volontà mia: ma io donde sono?“. Questo terribile interrogativo, ci riconduce alla domanda fondamentale di Heidegger: “Perché in generale c’è l’essente e non piuttosto il nulla?“, che deriverebbe, secondo P., dalla domanda di Friedrich Schelling (1775-1854) così formulata: “Perché in generale c’è qualcosa? Perché non c’è il nulla?

 La filosofia di Shelling è centrale nel pensiero di Pareyson. Shelling, in antitesi con l’idealismo, identifica la filosofia razionale come “filosofia negativa” che, incentrata su se stessa e sempre alle prese con il “concetto”, si accorge di non riuscire a cogliere il senso della realtà culminando nell’indurre la ragione a trascendere se stessa in un momento estatico di contatto immediato con l'”esistente”. Lo “stupore” della ragione di fronte a ciò che è meramente esistente e che non ha fondamenti logici, come di fronte ad un abisso, costituisce il primo passo verso una “filosofia positiva” in cui “non perché c’è un pensiero c’è un essere, ma perché c’è un essere c’è un pensiero“; prima dell’essere non c’è nulla, tutto il resto vien dopo, anche il concetto e la possibilità. Lo stupore della ragione, secondo Schelling, si manifesta originariamente nell’uomo primitivo di fronte al mondo circostante, per il quale non c’è nessuna spiegazione logica, così la coscienza primitiva non può che trascendere in dio, che se ne impadronisce e la soggioga, divenendo essa stessa coscienza “muta” in cui l’uomo fa esperienza di dio e della realtà in maniera passiva. Un’ analoga esperienza è quella della ragione dell’uomo contemporaneo che è costretta ad uscire da se stessa al contatto con l’esistente, trascendendo in uno stato di “estasi” laddove intuisce l’esistenza di dio come fondamento di una realtà altrimenti senza fondamento.

La risposta alla domanda fondamentale di Heidegger deve essere cercata dunque nella religione, dal momento che la ragione si imbatte in un ostacolo insormontabile di fronte all’esistente privo di fondamento, provando come una vertigine di fronte all’abisso. Questo percorso secondo P. è l’unico possibile per comprendere il rapporto essere-nulla e il motivo per cui non è stato intrapreso da Heidegger è che egli, secondo P., era profondamente anticristiano. La religione, ai fini dell’indagine, deve essere intesa come mito esplicativo delle origini, le quali non potrebbero essere altrimenti comprese. La filosofia quindi deve lavorare sul mito ed in particolare sul Genesi, essendo questo libro un testo alla base della nostra cultura occidentale dentro alla quale ci muoviamo e di cui siamo impregnati. Occorre dunque un lavoro di ermeneutica che deve servire da lume sia per i credenti che per i non credenti.

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