enigma

Relazione padre-figlio (da “Figliolanza” lezione di Massimo Cacciari al Festival della Filosofia di Modena 2015)

Prendo spunto dall’intervento di Massimo Cacciari il 19 settembre al Festival della filosofia di Modena sul tema “ereditare”, dal titolo “figliolanza”, per ripercorrere secondo il taglio adottato dal professore, il tema dell’eredità in senso filosofico-religioso.

Cacciari apre il suo ragionamento basandosi sulla relazione padre-figlio introdotta nel Vangelo, tra il Dio Padre e il Figlio Gesù. Molte sono le caratteristiche interessanti di questo rapporto, nuovo rispetto alla figura del pater familias in epoca romana ed ancor prima nel mondo ellenico. Diversamente infatti si intende il concetto di patria potestà: il padre nell’antichità rappresenta il dominus, ovvero l’autorità assoluta verso il figlio e questo legame di soggezione da parte del figlio è insito nella discendenza biologica dal padre; nel Vangelo invece il Cristo si allontana dalla famiglia di origine per seguire il Padre che è nei Cieli. Si evidenzia dunque un’elezione della figura del padre, cioè padre è colui che viene eletto dal figlio e non necessariamente il padre biologico. Questo riconoscimento dà luogo ad un rapporto fondato sull’amore. Il padre accetta il figlio per come è, attende a braccia aperte il figliuol prodigo. D’altro canto il figlio è la rappresentazione del volto del Padre che è nei Cieli e che non può essere conosciuto se non attraverso il figlio, beneficiario in toto dell’ eredità del padre.

Ma se il figlio secondo il Vangelo è pienamente erede, dato che l’eredità si acquista al momento della morte del padre, non si potrebbe pensare forse che il padre è defunto? Così Cacciari introduce il tema nicciano della morte di dio nel suo ragionamento. Nietzsche aveva voluto avvertire i contemporanei che questo era l’epilogo a cui il mondo occidentale era giunto, la sua era una constatazione ed un avvertimento, non certo un progetto. Ma la morte di dio apre le porte ad un rischio fatale, dice Cacciari, ovvero alla lotta fratricida per l’eredità, che è unica e indivisibile, dovendo esistere evangelicamente un solo figlio autentico in grado di gestirla. Ma esiste anche un rischio insito nel reclamare la vita e dunque l’autorità da parte del padre, quello di instaurare un conservatorismo tanto più odioso quanto più il figlio ormai non riconosce più l’autorità assoluta del padre. Questo aspetto è ben rappresentato nella lettera al padre di Kafka, il quale odia il padre, ne sente l’incapacità ad esercitare la patria potestà ed allo stesso tempo l’imposizione come autorità castratrice che rende la vita impossibile al figlio. In una tale situazione sia il padre che il figlio sono inadeguati e non c’è possibilità di riconciliazione.

La civiltà contemporanea si dibatte tra queste problematiche. Il mondo occidentale in lotta tra le varie visioni del mondo e l’Islam che vede prevalere il conservatorismo. Esiste forse una terza via, si domanda Cacciari? E’ possibile mantenere in essere la relazione padre-figlio, senza doverla risolvere? Non è forse il concetto di dio una relazione? Non è forse dio logos? 

In una battuta finale Cacciari afferma: in fondo dio è il geist di Hegel, lo spirito assoluto hegeliano. Quello che vuol dire il filosofo, a mio avviso, anche rifacendosi di sfuggita a Hegel, è che possiamo superare l’ antitesi tra dogmatismo religioso e nichilismo, attraverso la dialettica che caratterizza l’evolversi dello spirito hegeliano, nella relazione padre -figlio sempre aperta e fondata sull’amore. A ben vedere questa relazione non è altro che il confronto che la nostra autocoscienza necessariamente attua con la tradizione, che è rappresentata dalla figura del padre. Il confronto può essere caratterizzato da una volontà di rottura con il passato, ma in questo caso si pone da una parte il problema di rifondare il presente e di trovare l’accordo con l’altro sulla visione del futuro, d’altra parte, di subire incessantemente l’influenza angosciante di un passato che non ci vuole abbandonare, come un’ombra che ci sovrasta. Una diversa prospettiva si apre relazionandoci alla tradizione interpretandola all’insegna dell’amore e offrendone dunque una versione ermeneutica riconciliante.

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