enigma

L’origine della metafisica in Heidegger

Nella prolusione inaugurale che Heidegger legge il 24 luglio 1929 nell’Aula Magna dell’Università di Friburgo, in occasione del suo insediamento nella prima cattedra di filosofia appartenuta fino ad allora a Husserl, dal titolo “Che cos’è metafisica?”, egli si sofferma appunto sul concetto di metafisica, ma delinea anche un percorso del tutto originale dell’indagine filosofica che conduce alla metafisica stessa.

Mentre per Husserl l’indagine filosofica si basa su un atteggiamento sofisticato del filosofo (epoché) attraverso il quale esso (auto-)analizza il modo in cui i fenomeni sono conosciuti dalla coscienza (fenomenologia), ricercando le basi della possibilità della conoscenza, per Heidegger l’indagine filosofica muove spontaneamente dal sentimento umano. Qua ci troviamo in piena fase esistenzialista dell’autore, che aveva da poco pubblicato “Essere e tempo” (1927), considerata appunto opera esistenzialista, ma ho usato il termine “fase” non a caso, in quanto H. rifiuterà l’etichetta di esistenzialista, argomentando che questo tipo di indagine è meramente preliminare secondo gli obiettivi che la sua filosofia si pone.

Sono i sentimenti ed in particolare alcuni più di altri che rivelano all’Esser-ci (dasein), cioè all’uomo, la presenza talvolta dell’ente nella sua totalità (per esempio con la gioia della vicinanza di una persona amata), talaltra del niente (nell’angoscia). L’angoscia ci rende consapevoli di essere sospesi nel nulla, infatti, dice H. a riprova di questo, quando appena angosciati ci domandiamo: – ma che cos’era? – La risposta è: niente

H. così descrive questa condizione dell’Esser-ci:

Tenendosi immerso nel Niente, l’ Esser-ci è già sempre oltre l’ente nella sua totalità. Questo essere oltre l’ente noi lo chiamiamo trascendenza. Se l’Esser-ci nel fondo della sua essenza, non trascendesse, ossia, come ora possiamo dire, non si tenesse fin dall’inizio immerso nel Niente, non potrebbe mai rapportarsi all’ente, e perciò neanche a se stesso.

Senza l’originaria manifestatezza del Niente non c’è un essere-se-stesso né una libertà.

Infatti, l’esser sospeso nel niente provoca la domanda che sta alla base di ogni metafisica: “perché possiamo dire che l’ente è, piuttosto che il niente?” . in altre parole, è come se la sospensione nel nulla, ovvero la trascendenza, rendesse possibile all’Esser-ci un punto di vista sull’ente, quindi sull’Essere e su noi stessi in quanto enti. Lo studio di questa particolare condizione peculiare dell’Esser-ci (a cui H. assegna questo nome proprio perché in grado di testimoniare l’Essere dalla situazione che gli è propria) è la metafisica.

Faccio notare per inciso che il concetto espresso dall’ultima frase della citazione “senza l’originaria manifestatezza del Niente non c’è un essere-se-stesso né una libertà” sarà ampiamente sviluppato da Sartre nell’opera “L’Essere e il Nulla” (1943), dove appunto l’autore, attraverso un’analisi fenomenologica distingue nella coscienza due entità, l’essere-in-sé e l’essere-per-sé, dove la prima è pura trascendenza e coincide con il nulla. Qui alberga la libertà umana, che può dirsi tale proprio perché fondata sul nulla e che pertanto è assoluta (Sartre dice che in ogni caso l’uomo è sempre libero avendo in ultima analisi la possibilità di sottrarsi a determinate condizioni perfino dandosi la morte), mentre l’essere-per-sé è il risultato della libertà che si sostanzia nelle scelte che vanno a costruire l’identità umana. E’ evidente come questa analisi sia limitata all’esistenza umana, pertanto esistenzialista, e non alla totalità dell’ente e dell’Essere inteso in generale, quindi non si può parlare di metafisica nel senso inteso da H.

Naturalmente il pensiero di H., uscendo dai binari tradizionali del pensiero logico, suscitò molte critiche, sopratutto negli ambienti neopositivisti dell’epoca, ma ecco come in maniera molto suggestiva egli rispondeva:

Ma che strano, proprio nell’assicurarsi di ciò che gli è più proprio, l’uomo di scienza parla, esplicitamente o meno, di qualcosa d’altro. Ciò che deve essere indagato è l’ente soltanto, e sennò – niente; solo l’ente e oltre questo – niente; unicamente l’ente e al di là di questo – niente.

Che ne è di questo Niente?

 Se questo è il dubbio che porta l’uomo al pensiero metafisico, è anche vero d’altra parte, secondo H., che la metafisica ha pensato esclusivamente all’ente dimenticandosi dell’Essere e addirittura dimenticandosi di questa stessa sua dimenticanza (v. storia della metafisica in Heidegger  https://enigmainrete.wordpress.com/2015/03/28/il-nichilismo-da-nietzsche-a-heidegger/ ) H. ritiene infine la metafisica incapace di pensare all’Essere e propone un superamento della stessa che lui stesso effettuerà con la “svolta” (kehre) a partire dagli anni ’30 per rivolgersi al pensiero dell’Eireignis, evento in cui si manifesta l’Essere.

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