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Il nichilismo da Nietzsche a Heidegger

Nella sua opera “Nietzsche” (pubblicata per intero nel 1961, ma iniziata fin dai primi anni ’40), Martin Heidegger dà una sua lettura dell’opera nicciana, tornando anche sul punto del nichilismo.

Innanzi tutto, occorre dire che secondo H., Nietzsche non si colloca fuori dalla metafisica ma ben al suo interno, anche se nella fase finale. Mentre N. infatti accusava la metafisica di aver posto delle verità assolute, quando in realtà il vero movente di ogni attività umana è la volontà di potenza, H. controbatte asserendo che lo stesso principio della volontà di potenza non è che un principio metafisico e il pensiero di N. è da considerarsi pertanto nell’alveo della metafisica tradizionale.

Spieghiamo meglio questo concetto, partendo dal significato di metafisica e dalla sua storia. La metafisica nasce con la filosofia di Platone. Nell’antica Grecia è considerata verità (aletheia) la presenza dis-velata alla vista. Tutto ciò che non è velato e l’uomo stesso facente parte di ciò che si pone come non velato, dandone la misura, sono ciò che è: l’essere dell’ente. Ma alla vista dell’ente spicca anche la presenza di un a priori, che rende possibile l’ente nella sua realtà e questo, dice Platone, è l’idea. L’uomo comprende così la differenza ontologica, ovvero la divergenza tra l’essere e l’ente, il primo recepito come idea e oggetto di conoscenza metafisica. Le idee platoniche trovano un corrispettivo nelle categorie kantiane, che sono appunto quei concetti che rendono possibile il manifestarsi dell’ente. Ad esempio se non usufruissimo della categoria dell’uguale, non potremmo identificare come uguali gli enti e conseguentemente sarebbe impossibile l’esistenza stessa di enti uguali. Ma c’è una differenza sostanziale tra le idee platoniche e le categorie kantiane e dunque tra Platone e Kant. Mentre Platone infatti pensa la verità alla maniera greca di aletheia, Kant pensa la verità come certezza sulla base del cogito cartesiano. Descartes con la sua filosofia imposta il concetto di verità in maniera moderna: dapprima concepito come aletheia in antica Grecia, poi come rivelazione nella teologia medioevale ed infine come certezza fondata sulla razionalità dell’uomo. Cogito, ergo sum dice Descartes, ovvero l’essere si identifica con il pensiero logico-razionale che permette di verificare la realtà grazie ad un metodo, quello scientifico. La metafisica si trova così nella fase della soggettività. L’uomo trova ben salda nella sua rappresentazione del mondo che avviene tramite la percezione, la sua stessa essenza, come condizione della rappresentazione stessa. il cogito garantisce l’esistenza del soggetto che produce la rappresentazione, la quale a sua volta viene sottoposta a verifica di metodo e resa certa. Tutto l’idealismo trascendentale di Kant deriva da questa impostazione, così come l’idealismo di Hegel che si spinge oltre individuando l’essere nella cultura, finché Nietzsche non irrompe sulla scena per affermare che non nel pensiero dell’animale razionale, bensì negli istinti dell’uomo bestiale si fonda e nasce il principio di ogni azione e verità, ovvero la volontà di potenza. Tutto diviene soggetto a valutazione umana, non ci sono verità assolute, ma solo scale di valori funzionali alla volontà di potenza. Ma, dice H., in realtà la volontà di potenza si esprime sempre nell’ambito del soggetto, anzi rappresenta la fase culminante della soggettivizzazione della metafisica, in cui l’idea si è trasformata in valore e la metafisica stessa in weltanshauung (visione del mondo) ed ideologia.

Ora, secondo H., tutto questo percorso che possiamo chiamare storia della metafisica, non è altro che la storia del nichilismo occidentale, ovvero la storia di come di fronte alla differenza ontologica, l’uomo per ricercare l’essere si è distratto nell’ente, concentrando tutta la sua attenzione sull’ente, sotto le mentite spoglie della metafisica, fino a manifestare chiaramente questa tendenza con la metafisica nicciana della volontà di potenza, concentrata totalmente sul dominio dell’uomo sull’ente, che si realizza attraverso la tecnica in maniera sempre più spinta in epoca moderna e contemporanea, relegando l’Essere nell’oblio.

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