enigma

Archivi per il mese di “dicembre, 2014”

Il senso di colpa in Kafka e Freud

L’aspetto che personalmente salta agli occhi nell’opera kafkiana, ne è la dimensione onirica. Mi riferisco all’atmosfera presente soprattutto nel romanzo “Il Processo” (ma anche ne “Il castello”) e nel famoso racconto “La metamorfosi”. In quest’ultimo è evidente che l’aspetto orribile d’insetto assunto dal protagonista e vissuto dallo stesso come se fosse normale, può appartenere solo ad un sogno. Ma di certo anche il fantomatico e labirintico tribunale de “Il processo” non può che avere la stessa natura onirica. C’è un passaggio preciso che a mio avviso rappresenta un’indicazione chiara dell’autore in tal senso, quando K. (il protagonista del romanzo), incriminato perché colpevole di non si sa qual crimine, da parte di un tribunale speciale, si reca alla prima udienza e comincia a cercare l’ubicazione del tribunale. Giunto all’indirizzo comunicato, trova al posto del tribunale un palazzo con all’interno appartamenti popolari. Decide allora di bussare alle porte e chiedere di un certo “falegname Lang” che si è inventato sul momento, in maniera da poter scrutare all’interno e trovare l’aula di tribunale senza palesare la propria identità di imputato. Dopo qualche tentativo, alla rinnovata domanda se si conoscesse tal falegname Lang, gli viene assurdamente indicato l’ingresso proprio dell’aula di tribunale!

L’atmosfera surreale tipica del sogno, colma di assurdità e allucinazioni, si accompagna costantemente ad un senso di angoscia, anch’esso tipico dell’esperienza onirica, che avvicina molto a mio parere l’opera kafkiana a quella freudiana. Infatti è come se l’inconscio che si manifesta secondo Freud nel sogno, nell’opera di Kafka si confondesse con la realtà, donandole un fascino tutto particolare, che rende straordinario dal punto di vista narrativo il racconto. Questo straripamento dell’inconscio nella realtà, che per Freud è patologico, per Kafka diviene il paradigma della vita stessa con le sue caratteristiche da un lato di assurdità, dall’altro di colpevolezza subliminale.

Il senso di colpa e dunque il peccato, sono alla base de “Il processo”. K. si ritiene innocente ma in fondo sa di essere colpevole, anche se non conosce perché, tanto che alla fine accetta la crudele pena di morte che gli viene inflitta con un’apparente assurda tranquillità, che può essere spiegata forse dal precedente colloquio di K. con un sacerdote, che gli dice: “…non bisogna credere che tutto è vero, bisogna solo credere che tutto è necessario”. La necessità della colpa è spiegata da Freud con il “complesso di Edipo” che perpetua in noi la tragedia del parricidio, mentre per Kafka ha natura teologica e rimanda all’oscura volontà di dio (ma di un dio che non si manifesta, che, per così dire, si nasconde nella sua stessa divinità, in ultima analisi un dio-che-non-è).

Ricordi di paese

Ricordo uomini passare il tempo

nei bar fumosi di paese,

con le dita gialle carezzando mazzi di carte,

ascoltando chiacchiere e risate

davanti al bicchiere mezzo pieno.

Ricordo chi pensava all’anno di servizio militare

come al più fecondo mai vissuto;

al matrimonio come ad una gabbia necessaria;

alla vita come ad una strada

senza vie d’uscita laterali.

Tutto abbastanza comodo e indolore,

sotto un velo di apatia.

Quante energie consumate in illusioni vane!

Pervasi, infine, dalla noia.

claudio

Questione di tempo

Non disperate!

Nella vita la maggior parte delle cose è questione di tempo.

claudio

Intelligenza

L’intelligenza umana è un cane che si morde la coda.

claudio

Navigazione articolo