enigma

Archivi per il mese di “agosto, 2014”

Il cuore ha più stanze di un casino…tuttavia…

Fin dalla prima notte di luna entrambi si erano straziati il cuore con un amore da principianti feroci. Ma Angeles Alfaro se n’era andata così come era venuta , col suo sesso tenero e il suo violoncello da peccatrice, su un transatlantico imbandierato dall’oblio, e l’unica cosa rimasta di lei sulle terrazze di luna erano stati i suoi gesti di addio con un fazzoletto bianco che sembrava una colomba all’orizzonte , solitaria e triste, come nei versi dei Giochi Floreali. Con lei Florentino Ariza aveva imparato quello che aveva già provato più volte senza saperlo: che si può essere innamorati di diverse persone al contempo, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna. Solitario tra la folla del molo, si era detto in un accesso di rabbia : “il cuore ha più stanze di un casino”. Stava versando lacrime per il dolore degli addii. Tuttavia, non appena scomparsa la nave sulla linea dell’orizzonte, il ricordo di Fermina Daza era già tornato ad occupare il suo spazio totale”.

 

G. Marquez “L’amore ai tempi del colera”

Annunci

La tratta degli schiavi in epoca moderna e la nascita del razzismo

Lo schiavismo è un fenomeno che risale alla notte dei tempi. Le grandi civiltà del passato ne sono state caratterizzate, si pensi agli Antichi Egizi, Greci e Romani. Agli albori dell’epoca moderna molti schiavi erano importati in Europa dai Balcani, dai Carpazi, dalle steppe russe, attraverso i porti del Mar Nero dove genovesi e veneziani ne facevano commercio. Con la conquista turca di Costantinopoli del 1453 si interruppe questa linea di approvvigionamento, che fu presto sostituita da quella transahariana ad opera dei popoli arabi nei confronti dei neri. Questa via comportava  però ingenti costi e fu nuovamente soppiantata da quella marittima triangolare tra l’ Europa, le coste africane e quelle americane.

Nasce così, a seguito delle scoperte geografiche del XV° sec., la “tratta degli schiavi” propriamente detta, ovvero il commercio di schiavi neri prelevati dalle coste orientali africane e portati su navi negriere in America. Questa tratta si sviluppa secondo due modalità, una “triangolare”, come dicevamo: gli europei (soprattutto inglesi, francesi, olandesi, belgi, spagnoli) si recano sulle coste nord-orientali africane con merci (soprattutto tessuti e chincaglierie) da fornire in cambio di schiavi, prelevano dunque gli schiavi e li trasportano nei Caraibi e nelle coste nord-occidentali dell’ America del sud, dove li vendono ai latifondisti, acquistando per contro la canna da zucchero da importare in Europa, insieme a pochi schiavi. La coltivazione della canna da zucchero, iniziata nell’isola di Sao Tomé ad opera dei portoghesi per la prima volta con il lavoro degli schiavi neri, fu il vero motore della tratta.

L’altra modalità della tratta, fu quella “in dirittura”, sviluppata dai portoghesi dalle coste centro-africane verso il Brasile. Questa linea ebbe le sue particolarità in quanto costituì un canale di interscambio tra Brasile e Africa, favorendo la creazione di una popolazione meticcia che ebbe un ruolo attivo nel commercio di schiavi da entrambi i lati dell’ oceano. In particolare la città di Luanda (Angola) fu abitata da meticci e fu un centro importante degli scambi e della tratta degli schiavi.

E’ evidente che gli europei si avvalsero di una pratica già diffusa in Africa al loro arrivo. Gli antropologi spesso operano una distinzione tra la schiavitù tribale e quella introdotta dagli europei, la prima avente intento “umano”, cioè afferente a regole di convivenza sociale, la seconda intento di puro sfruttamento commerciale. In ogni caso la schiavitù scaturisce da un debito, che sia di natura monetaria o “di vita”. Per esempio il prigioniero catturato diviene schiavo in quanto gli è risparmiata la vita, quindi è in debito della vita, così l’omicida può essere ridotto in schiavitù perché in debito della vita della vittima uccisa ecc.. In realtà le tribù africane e gli stati già fiorenti all’arrivo degli europei, soprattutto nell’area sub-sahariana lungo il bacino del Niger (vedi l’impero Songhai, all’incirca nell’attuale Mali, con importanti città come Timbouctù e Djenné) usavano ridurre in schiavitù i nemici catturati e tutti coloro appartenenti ad altre tribù che cadevano in loro mano (si vedano ad esempio gli scritti del viaggiatore veneziano Alvise da Ca’ da Mosto, che testimoniano l’abbondanza di schiavi in quel periodo). Questa pratica fu incentivata dalla domanda europea di schiavi e rese possibile la nascita di ulteriori stati negrieri fiorenti sulle coste africane (ad esempio l’impero Ashanti, nell’attuale Ghana, prosperò con la tratta degli schiavi, così come altri stati nell’entroterra del fiume Congo, all’incirca nei territori dell’attuale Zaire, mentre sulle coste dell’attuale Angola, i portoghesi lasciarono gestire il traffico alla popolazione meticcia di cui abbiamo già parlato, concentrata nelle città di Luanda e Benguela).

Comunque sia, dal XVI° al XVIII° sec. furono importati circa 5 milioni di schiavi in Brasile e altrettanti nelle isole caraibiche, mentre all’inizio del XIX° sec. ci fu un’esplosione della popolazione degli schiavi negli stati sudisti degli Stati Uniti d’America (da 1.200.000 nel 1810 a 4.000.000 nel 1860) a causa della domanda generata dalla nuova coltivazione del cotone che aveva sostituito in quei territori quasi interamente quella del tabacco. In Brasile e nelle isole caraibiche la popolazione era per il 90% costituita da schiavi e per il 10% da padroni bianchi. In parte a causa del fenomeno del “marronaggio” (fuga degli schiavi; i fuggitivi furono detti “marroni”, probabilmente dalla derivazione di un termine spagnolo che significa “porci”), ma soprattutto a seguito dell’affrancamento degli schiavi da parte dei padroni, sia come premio per i più fedeli, sia nel caso di figli meticci (i nuovi nati neri infatti seguivano i destini della madre secondo il principio di diritto romano “partus sequitur ventrem”, ribadito anche nel “codice nero” francese del 1865 riguardante gli schiavi, quindi se figli di donna schiava essi erano schiavi e soltanto se il padrone li affrancava potevano essere considerati liberi) nasceva una classe intermedia di “liberati”, composta da neri africani, creoli, oppure meticci, i quali potevano essi stessi possedere degli schiavi, ma rappresentavano sempre una clientela dei padroni bianchi, sottoposti alla loro protezione ed avevano la funzione sociale di ribadire la superiorità dei bianchi e la validità del sistema schiavista, essendo essi stessi schiavisti, ma di rango inferiore. Fu in questo momento che si sviluppò il “razzismo” come cultura di inferiorità dell’uomo di colore, perché una volta acquistata la libertà, in paesi dove i bianchi erano soltanto un’esigua minoranza, si rendeva necessario uno strumento culturale di sottomissione dei neri che fu rappresentato dal razzismo.

L’impianto ideologico del razzismo fu fornito dalla teoria delle razze basata sul colore della pelle di Carlo Linneo (1735) e poi principalmente dall’opera di De Gobineau L’essai sur l’inegalité des races humaines (1855), che esalta la “razza ariana”, ma in verità molti autori dell’illuminismo sottolineano l’inferiorità dei neri. La voce “negro” dell’ Enciclopedia di Diderot così recita: “Carattere dei negri in generale. .. essi sono per la maggior parte inclini al libertinaggio, alla vendetta, al furto e alla menzogna”.

In realtà anche l’abolizionismo ha una lunga storia. Nel 1688 l’inglese George Fox fondò la Society of friends e la setta religiosa dei quakers, che si impegnarono per l’abolizione dello schiavismo sia in Inghilterra che in Nord-America. Alcuni stati americani si dimostrarono contrari allo schiavismo, ma con la costituzione degli Stati Uniti d’America si decise, sotto la pressione degli stati del sud, di lasciare la discrezionalità ai singoli stati federati in materia e si rinviò al 1808 l’interdizione della tratta degli schiavi. In Inghilterra la causa abolizionista fu ancora condotta dal movimento metodista di John Wesley, finché, nel 1772, a seguito di un processo avente ad oggetto la liberazione di alcuni schiavi, si decise di abolire, nella sola madrepatria, la schiavitù. Inoltre la Society for the abolition of the slave trade, costituitasi nel 1787, nel 1788 acquistò dei territori in Africa, che andarono a formare la Sierra Leone, dove fu permesso il rimpatrio agli schiavi liberati. Nel 1807 gli inglesi, dominatori dei mari dopo la vittoria di Trafalgar contro Napoleone, imposero l’interdizione della tratta degli schiavi, contraria ai loro principi libertari ed anche ai loro interessi economici. Infatti l’Inghilterra si trovava in piena rivoluzione industriale ed aveva bisogno ormai più di mercati per lo sbocco delle nuove merci che di bacini per l’approvvigionamento degli schiavi. In Francia, a seguito della rivoluzione, nel 1794 venne abolita la schiavitù e l’anno successivo si estese l’uguaglianza dei diritti di tutti gli uomini a prescindere dal colore della pelle anche a tutte le colonie, ma nel 1802 Napoleone Bonaparte restaurò lo schiavismo nelle stesse. A seguito di questi eventi esplose una rivoluzione degli schiavi a S. Domingo che portò alla costituzione nel 1804 della Repubblica di Haiti guidata dal presidente nero Dessalines. La schiavitù fu abolita, ma non si procedette a quella riforma agraria che avrebbe consentito ai contadini di lavorare la propria terra, bensì questi rimasero dei lavoratori a contratto ancora sfruttati.

Con il Congresso di Vienna del 1815 l’Inghilterra impose alle altre potenze l’interdizione della tratta e si impegnò a stroncarne la pratica illegale. In realtà rimase viva la tratta “in dirittura” condotta dai portoghesi e dai brasiliani, dato che gli inglesi non avevano il pieno controllo dei mari del sud, né dei territori alla foce e lungo tutto il bacino del fiume Congo (almeno fino alle scoperte di Stanley e di De Brazza), e così fu fino alla fine del secolo, quando avvenne l’abolizione dello schiavismo in tutto l’impero portoghese (1875), a Cuba (1886) e in Brasile (1888).

Gli stati africani, rimasero spiazzati dall’interdizione della tratta e si ritrovarono con una quantità di schiavi che fu dunque impiegata internamente, sia come forza militare, che come forza lavoro dedicata soprattutto alla raccolta delle noci di cocco e altri prodotti che divennero centrali nel commercio con l’Europa. Inoltre le armi utilizzate nelle guerre napoleoniche furono riversate in Africa e utilizzate dagli stati più forti per campagne di conquista e razzia che resero in schiavitù circa i due terzi della popolazione africana verso la fine del secolo. Ad ovest spiccava l’impero Ashanti e ad oriente il sultanato di Zanzibar, che fu il centro di una nuova tratta con L’India, ad opera di arabi, neri Swahili e indiani.

Ancora oggi il fenomeno non è superato, si pensi che in Mauritania nel 2012 è stata promulgata una legge contro lo schiavismo, dopo che quelle del 1981 e 2007 erano state disattese. Inoltre nelle piantagioni di canna da zucchero di Brasile e Repubblica Dominicana, le condizioni dei contadini sono analoghe a quelle dei loro avi. Essi lavorano dieci, quindici ore al giorno per pochi soldi, vivono nelle bidonvilles e sono privi di diritti civili, sempre alla mercé dei latifondisti e dei miliziani. Negli Stati Uniti, dopo l’abolizione dello schiavismo nel 1865 a seguito della guerra di secessione, nel 1896 si riconobbe a livello federale la liceità delle leggi di segregazione razziale, secondo il principio “separate but equal”, fino alle riforma di Kennedy del 1964. Ad oggi inoltre si può facilmente osservare che certi fenomeni migratori dall’Africa, ma anche dai paesi dell’est, verso l’Europa, assumono le caratteristiche della tratta degli schiavi.

FONTI:

 Être ésclave , Cahiers libres 2014, Catherine Coquery-Vidrovitch, Eric Mesnard

Debt, the first 5000 years , Melville house, 2011 , David Graeber

Navigazione articolo