enigma

L’esistenzialismo francese e gli inganni della metafisica e della dialettica storica (comunismo e anarchismo in Camus e Sartre)

L’homme, tel que le conçoit l’existentialiste, s’il n’est pas définissable, c’est qu’il n’est d’abord rien. Il ne sera qu’ensuite, et il sera tel qu’il se sera fait. Ainsi, il n’y a pas de nature humaine, puisqu’il n’ya pas de Dieu pour la concevoir.

Così recita Sartre in L’Existentialisme est un Humanisme (1945), volendo dire appunto:

l’existence précède l’essence

cioè, non esiste un’idea di uomo a cui conformarsi in assoluto, ma l’uomo è ciò che diventa a seguito delle proprie libere scelte. La condizione umana è pertanto assurda e dà luogo a quel senso di nausea che l’autore descrive nel romanzo La Nausée (1938). Il senso dell’ assurdo è come sappiamo centrale anche nel pensiero di Camus, che così lo definisce in Le mythe de Sisyphe (1942):

…le sentiment de l’absurdité ne naît pas du simple examen d’un fait ou d’une impression mais qu’il jaillit de la comparaison entre un état de fait et une certaine réalité, entre une action et le monde qui la dépasse. L’absurde est essentiellement un divorce. Il n’est ni dans l’un ni dans l’autre des éléments comparés. Il naît de leur confrontation.

Quindi, egli continua dicendo che l’assurdo non si trova né nell’uomo, né nel mondo ma nella loro compresenza, nel loro rapporto. Già in questo punto si può notare il discrimine filosofico tra Camus e Sartre, poiché, mentre per il secondo non esiste un ideale umano, per il primo, esiste una realtà umana a sé stante, che però è totalmente scollata dal mondo in cui si viene a trovare, per cui all’uomo non resta che accettare tutto ciò che gli si presenta con rassegnazione come Sisifo condannato a spingere il masso sulla vetta, per poi vederlo rotolare di nuovo al punto di partenza e ripetere così le proprie fatiche per l’eternità. Ma nella seconda fase del suo pensiero, Camus assume un atteggiamento positivo, sostituendo alla rassegnazione, la rivolta (L’Homme révolté, 1951). L’uomo dunque, di fronte all’assurdo, si rivolta, volendo così riaffermare la propria realtà su quella del mondo:

je me révolte, donc nous sommes

Egli dice. Significando che l’uomo nella rivolta si ispira ai valori etici e metafisici che accomunano il genere umano. Ma guai a voler imporre tali valori nella storia, dato che questi possono essere soltanto dei concetti a cui tendere poiché volerli applicare in toto implicherebbe la rivoluzione con i suoi risvolti sanguinari, riferendosi qua esplicitamente al terrore della Rivoluzione francese dal 1793. D’altro canto, negare questi valori, per affermare una verità come portato ultimo della dialettica storica è altrettanto sbagliato, perché in questo caso saranno commessi misfatti dello stesso genere in nome del processo storico e di una futura parusia. E’ a questo punto che si consuma il distacco definitivo tra Camus e Sartre, dato che Camus prende le distanze dalla rivoluzione sovietica e dal marxismo, operando una ben netta distinzione tra rivoluzione e rivolta. La prima inevitabilmente oppressiva nei confronti dell’uomo, la seconda liberatrice. Nella realtà la differenza tra le due risiede nella gradualità della seconda rispetto all’integralismo della prima. Come abbiamo visto infatti, il rapporto uomo-mondo, è assurdo, e questo non può essere cambiato, si può solo cercare, in una battaglia continua e destinata allo scacco, ma indefessa come gli sforzi di Sisifo, di riaffermare quotidianamente i valori supremi del genere umano promuovendo un continuo e graduale miglioramento della condizione dell’uomo sulla terra, pur sapendo che, finché un solo bambino soffrirà, come dice Ivan Karamazov (protagonista dell’opera Dostoevskiana) , non ci sarà giustizia sulla terra e quindi, in ultima analisi la giustizia non è di fatto raggiungibile.

Mentre Sartre, nell’ultimo periodo della sua vita, aderisce al comunismo e si cimenta in studi di dialettica storica che rimangono però incompiuti, Camus fa appello politicamente al sindacalismo rivoluzionario, che, combattendo l’ideologia e la società borghesi, attraverso la lotta di rivolta, riesce ad ottenere dei successi sociali di miglioramento della condizione delle masse. Se riguardo alle fortune della dialettica storica sembra che ormai non ci sia molto da aggiungere, per quanto riguarda invece la rivolta di Camus ci sono delle considerazioni da fare.

Per prima cosa si può notare che L’Homme révolté è un’opera che ancora oggi è presa a spunto dal movimento anarchico internazionale, del resto lo spirito dell’autore sembra proprio spingere in questa direzione, quando si sofferma sulla rivolta politica e sugli atti, anche di natura violenta, che ne conseguono, nonché facendo riferimento esplicito al sindacalismo rivoluzionario, come ho già detto. Molto interessante a questo proposito anche il riferimento dell’autore ai socialisti utopistici ed ai Falansteri di Fourier, che in effetti costituiscono una fonte di ispirazione per l’attività dei Centri Sociali e dei movimenti anarchici. La presenza di forze antagoniste nella società è considerata quindi necessaria da Camus, ai fini di un miglioramento sociale, possibile solo in approssimazione ai valori umani fondamentali.

claudio

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