enigma

La sessualità

Non essendo un rapporto con l’altro, ma una relazione con l’altra parte di noi stessi, quindi un cedimento dell’Io per liberare in parte la follia che lo abita, la sessualità ha a che fare con quei limiti ontologici che sono per l’esistenza la nascita e la morte. Morte dell’ Io per dissoluzione dei suoi confini, sua rinascita in nuove configurazioni. Questa vertigine, che ogni atto sessuale porta con sé, ha bisogno della presenza dell’altro, ma solo come memoria della realtà che si lascia e come possibilità di un ritorno dal mondo estraneo a cui ci si è concessi nella dissolvenza dell’ Io…

O si passa attraverso questa vertigine o il gioco resta epidermico, senza spessore, senza profondità, per quanto fantasmagoriche siano le produzioni dell’immaginario. Non c’è stata conoscenza, non c’è stato neppure sesso, perché il primo nesso, quello che intreccia la morte con la rinascita, non è stato annodato, per prudenza, per non perdere le dimore dell’ Io…

L’avvinghiarsi al corpo dell’altro, prima di un contatto è dunque una “presa”. Per il solo fatto di esserci accanto, l’altro ci concede di perderci nella nostra follia e di riprenderci: assistendo al cedimento del nostro Io, con la sua sola presenza, come la levatrice durante il parto, l’altro aiuta la nostra rinascita…

(Le Cose Dell’Amore, U. Galimberti)

 

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