enigma

Archivi per il mese di “maggio, 2014”

In apnea

Ti vorrei,

su una nuvola,

non qua, non ora.

 

Ho imparato a fermare il respiro

quando il tuo soffio mi accarezza il viso.

 

claudio

Annunci

Trapasso cosmologico

Che cos’è il movimento?

Flusso di particelle ed energia,

o guardando l’orologio della vita

lo scatto in avanti della lancetta dei minuti?

 

E il tempo?

Ticchettio di secondi,

o Il voltar pagina del destino?

 

Moto e tempo si accoppiano

nel fuoco di un magico istante.

 

claudio

 

 

 

L’Europa tra realismo e utopia

Partiamo da alcuni dati illustrati dal Prof. Emiliano Brancaccio in una conferenza sull’Europa tenutasi il 22/05/14 presso la scuola Normale di Pisa. Intanto, dal 2008 al 2013 il PIL della Germania è cresciuto del 2,9%, quello dell’Italia è diminuito del 7,1%, quello della Spagna del 6,4% e quello della Grecia del 23,2%. Inoltre dal 2009 al 2013 i salari reali in Italia sono calati del 2,2%, in Spagna del 5,4%, in Grecia del 22%. Non ho il dato della Germania, ma anche i salari tedeschi sono diminuiti nonostante la crescita in questo paese. Questa situazione è il frutto di una politica deflazionistica della Germania che, tenendo a freno i prezzi ed i salari all’interno, riesce a far marciare spedita la potente macchina industriale tedesca attraverso le esportazioni nell’area dell’Euro. Il disavanzo commerciale dei paesi più deboli deve essere finanziato attraverso i prestiti dall’estero e perché i capitali stranieri possano affluire è necessario che questi paesi tengano sotto controllo il debito pubblico per non dover ricorrere a tassi di interesse troppo alti. Ciò comporta tagli alla spesa pubblica, peraltro imposti dal famigerato Fiscal Compact che impone annualmente una riduzione di 1/20 del debito pubblico ai paesi aderenti, ovvero 50 mld/anno nel caso dell’Italia. La riduzione continua della spesa pubblica provoca un decremento del reddito nazionale che rende impossibile paradossalmente risanare il debito pubblico, poiché ovviamente si riducono le entrate fiscali. La politica di austerity ha messo in ginocchio i paesi mediterranei dell’Europa, nonostante l’avvertimento di importanti economisti come Paul Krugman e contrariamente alle previsioni (errate!) della Commissione Europea che nel caso della Grecia ha sbagliato le stime di crescita con un margine di errore del 5 – 7%, sottovalutando il moltiplicatore keynesiano, ovvero il coefficiente che moltiplica l’impatto della spesa pubblica sul reddito nazionale.

Questa situazione è divenuta palesemente insostenibile e necessita di una soluzione. L’area dell’ Euro può sopravvivere soltanto se si pongono in essere politiche di solidarietà, quali ad esempio l’istituzione di una Clearing Union sul modello ideato da Keynes, ovvero una camera di compensazione dei conti del commercio internazionale tra i paesi dell’ Euro, che preveda il pagamento di interessi non solo per i paesi a debito, ma anche per quelli il cui credito cresce eccessivamente (la Germania) in modo da incentivare il riequilibrio delle bilance commerciali. Ma questa soluzione, come altre ventilate ultimamente, come la ristrutturazione dei debiti con l’estero tra Stati membri o un piano di investimenti a livello europeo finanziati da eurobond, potrebbe funzionare soltanto se ci fosse un accordo politico che non sembra affatto esserci. La Germania non abdicherà alla sua volontà di potenza e gli altri paesi, divisi e soggiogati, non sono in grado di imporre nulla. La Francia non è stata capace o non ha voluto creare un’asse con gli altri paesi mediterranei. La soluzione più realistica allora sarebbe quella di un’uscita dall’Euro da parte dei singoli paesi che sono in sofferenza? E’ chiaro che questa sarebbe una decisione rischiosa, soprattutto per i risvolti che si possono paventare, come un’alta inflazione per il paese uscente. A questo proposito il prof. Brancaccio ha esaminato in uno studio recentemente pubblicato (Brancaccio-Garbellini 2014) 28 episodi di uscita da aree valutarie dal 1980 al 2013, giungendo alla conclusione che in realtà in questi casi l’inflazione, tranne che in un primo momento, si è assestata su livelli normali. Inoltre Brancaccio asserisce, citando Kaldor (1978), che se le fluttuazioni del cambio sono mitigate dal controllo sui movimenti di capitale e delle merci, si possono limitare gli eventuali danni dallo sganciamento della moneta dall’area valutaria a cambi fissi o moneta unica che sia.

Il panorama prospettato da Brancaccio sarebbe dunque quello di un’Europa che ritorna sui suoi passi con l’attuazione di misure protezionistiche, che, in realtà, nonostante i proclami, sono messe in atto attualmente da diversi Stati, tra cui, guarda caso, dagli Stati Uniti d’America. Questa soluzione resta molto delicata perché necessita di una rinegoziazione dei trattati europei, nell’ambito della quale si dovrebbero tutelare tutti gli strumenti e gli organi di cooperazione che hanno funzionato fino ad oggi nell’Europa Unita. Ma non essendoci attualmente un governo centrale a livello europeo, democraticamente legittimato, sembra impossibile che si possano dare risposte di tipo solidaristico alla crisi in atto, in quanto i singoli governi che decidono congiuntamente le politiche europee rispondono in ultima analisi al proprio elettorato nazionale che non è disposto a sacrifici per salvare i cugini europei in difficoltà.

claudio

Bizzarro esperimento letterario: novella di un caso macabro

“Fosco e Mariano, nati negli anni ’60 in una famiglia operaia, dopo la morte del padre, adolescenti, restarono da soli con la madre. Ella riceveva una pensione e faceva qualche lavoretto in nero per campare la famiglia. Essi abbandonarono presto la scuola, frequentando così a giornate il bar della stazione. Vivevano dei pochi soldi che dava loro la madre e di qualche piccolo espediente.

Passò così tanto tempo. La mamma, una donnina minuta, sempre vestita di nero, con scarpe di tela anche in inverno, calze smagliate, gonna, camicetta e sulla testa una pezzola che le nascondeva il viso, ormai vecchia, non usciva più di casa, viveva reclusa e con pochissimi contatti all’esterno. Pensavano i figli a tutto ciò che doveva essere fatto fuori, come la spesa, pagare le bollette e quant’altro. Vivevano in un appartamento in un vecchio palazzo, ovvero un bugigattolo stretto e buio con una cameretta per la madre ed uno sgabuzzino adibito a camera da letto dove dormivano rumorosamente i due fratelloni tra ronfi e scoregge.

La donna era in buona salute, tanto che non vedeva mai neppure il medico. Mai una visita di controllo, mai un’analisi del sangue, mai nulla. Senonché una mattina d’inverno molto fredda, uscendo nel tinello, scivolò su uno scalino ghiacciato, sbatté la testa e morì. I due fratelloni erano a letto, sentirono il botto, si alzarono, trovarono la donnetta in terra raggomitolata senza vita. La presero e la misero nel letto.

-Che si fa ora?-

Si dà il caso che due giorni dopo il maggiore sarebbe dovuto andare a riscuotere la pensione con la delega come tutti i mesi. Questo fu il primo pensiero dopo l’iniziale sbigottimento:

– E la pensione?-

Bisogna ricordare che i due fricchettoni dipendevano interamente dalla mamma, senza mai lavorare e misurando al centesimo gli acquisti per non dover arrivare prima della fine del mese senza soldi.

Non si sa chi dei due pronunciò queste orribili parole:

– Tagliamola a pezzi e mettiamola nel congelatore! Poi continuiamo a intascare la pensione. –

E l’altro, sorprendentemente:

– Ma sei matto, nel congelatore? Ma se è pieno della carne che ci regalava il macellaio! –

– Vero, allora sotterriamola! –

– Ma dove? –

– In un campo! –

Dissero.

– No! La mettiamo in un sacco, entriamo di notte nel cimitero e la seppelliamo nella tomba del babbo, si apre e si richiude!

Questa fu la sorte della povera vecchietta, che rimase sempre nel cuore dei due energumeni, come colei che aveva provveduto loro per tutta la vita e, anche da morta.”

claudio

Così parlò Zarathustra: dove non si può più amare…

Ma a te, folle, do come congedo questo insegnamento: dove non si può più amare, là si deve passare oltre!

Così parlò Zarathustra e passò oltre il folle e la grande città.

Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Del passare oltre

Amore profanato

Profanato l’arcano dell’amore,

ti dileguasti nell’eterno,

sdegnata ai miei sensi.

 

claudio

Man & woman friendship (bilingual text)

I am tasting the sugary hypocrisy of your soul,

that you prevent me lighting your fire!

Our destinies are not to match each other:

I would like to seduce you, in vain

you are delighted, vainly

– actually, do you feel adulated?-

 

Il testo, sull’amicizia uomo-donna o donna-uomo, è scritto in Inglese per lasciare indeterminato il sesso dei soggetti, poiché vale indistintamente nel rapporto sia uomo-donna che donna-uomo. In Italiano, messo al maschile, suonerebbe così:

 

Assaggio la dolciastra ipocrisia dell’anima,

difficile è consumare il fuoco!

I nostri destini si scartano:

io che vorrei sedurti, invano

tu che godi, vanitosa

– ti senti forse adulata?-

 

claudio

Così parlò Zarathustra: la vita è audacia e follia!

Questa audacia e questa follia misi al posto di quella volontà (la volontà eterna, divina Ndr) quando insegnai: “In tutto una cosa sola è impossibile – razionalità!”.

Un po’ di ragione, un seme di saggezza sparso da stella a stella, questo lievito è invero mescolato in tutte le cose: a causa della follia la saggezza è mescolata in tutte le cose!

Un po’ di saggezza è anche possibile: ma in tutte le cose trovai questa beata sicurezza: che esse preferiscono – danzare sui piedi del caso.

O cielo sopra di me, tu puro! Alto! Questa è per me ora la tua purezza, che non ci siano ragno né ragnatele della ragione eterna:

– che tu sia per me una pista da ballo per casi divini, che tu sia per me un tavolo divino per dadi e giocatori divini! –

Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Prima del levar del sole.

L’enigma del tempo

la contraddizione è lacerante:

il tempo corre, passa in fretta,

il tempo è tiranno,

sbrigati!

Dai tempo al tempo,

ci vuole tempo,

ogni cosa a suo tempo,

porta pazienza!

 

claudio

Così cantò Zarathustra: soltanto dove ci sono sepolcri, ci sono resurrezioni!

– Là è l’isola dei sepolcri, la silenziosa; là sono anche i sepolcri della mia giovinezza. Laggiù voglio recare una corona sempreverde della vita-.

Con questa risoluzione nel cuore attraversai il mare.

O voi, volti e figure della mia giovinezza! O voi sguardi d’amore, voi istanti divini! Mi moriste così presto! Oggi volgo il pensiero a voi come ai miei morti.

Da voi, miei diletti morti, giunge a me un dolce odore, che scioglie il cuore e le lacrime. In verità, scuote e scioglie il cuore al navigatore solitario.

…..

Come sopportai? Come guarii e superai tali ferite? Come risorse la mia anima da questi sepolcri?

Sì, c’è qualcosa d’invulnerabile, d’inseppellibile in me, qualcosa che frantuma le rocce: si chiama la mia volontà. Silenziosa e immutata resta al passare degli anni.

Vuole camminare con i miei piedi la mia vecchia volontà; duro di cuore e invulnerabile è il suo fine.

Invulnerabile io sono soltanto nel tallone. Ancora vivi e sei uguale a te stessa, pazientissima! Ancora una volta ti facesti strada fra tutti i sepolcri!

In te vive ancora ciò che non si è risolto nella mia gioventù; e come vita e gioventù te ne stai ancora qui, su gialle rovine di sepolcri, sperando.

Sì, tu sei quella che trasforma tutti i sepolcri in rovine: salute a te, mia volontà! E soltanto dove ci sono sepolcri, ci sono risurrezioni.

Così cantò Zarathustra.

Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Il canto funebre.

Navigazione articolo