enigma

Archivi per il mese di “febbraio, 2014”

L’ “uomo della passione”

L’ “uomo della passione”, come potremmo chiamare l’uomo del nostro tempo, attende dall’amore qualche rivelazione su se stesso o sulla vita in generale, ultimo sentore della mistica primitiva, pallida reviviscenza dell’amore romantico con il suo corredo di imprevisti, di rischi eccitanti, di gioie languide e violente. E’ tutto l’orizzonte del possibile che si spalanca, un destino che si arrende al desiderio con le sue illusioni di libertà e di pienezza.

Da “Le cose dell’amore” U. Galimberti

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Amore e tradimento

…in ogni addio c’è lo stigma del tradimento e insieme dell’emancipazione. C’è il lato oscuro dell’amore, che però è anche ciò che gli conferisce il suo significato e che lo rende possibile.
Amore e tradimento devono infatti l’un l’altro la densità del loro essere, che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l’un l’altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa, impropriamente scambiata per amore…
Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall’altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo dell’amore, la sua identità era solo un dono dell’altro. Tradendolo, l’altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi, come “un giorno Gesù scelse Giuda per incontrare il suo destino” (W. Klassen).
Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà. Forse perché la vita preferisce chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in una casa protetta, dove il camuffamento dei nomi fa chiamare “amore” quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi si è davvero, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.

Da “Le cose dell’amore”, Amore e tradimento, U. Galimberti

Esiste il “vero” amore?

Quando si parla dell’amore “vero”, che cosa intendiamo? Intendiamo l’amore eterno? Come quello promesso davanti a dio nelle cerimonie religiose? Quindi un amore che si protrae fino alla morte? Il ritrovamento dell’ “anima gemella”, dell’ “altra metà della mela” di cui parla Platone per bocca di Aristofane nel Simposio? E perché invece ci sono delle storie d’amore che finiscono, dunque perché non erano amore “vero”?

La conflagrazione della coppia si ha quando si viola un equilibrio, o meglio, quando l’equilibrio che si è creato è troppo pesante per una delle parti che non l’accetta più. Serve molta empatia ed intelligenza per camminare sul filo dell’amore di coppia senza cadere, il problema principale è che quando qualcuno è innamorato ha la presunzione che quello che lui vuole, sia anche quello che vuole l’altro, perché amare vuol dire volere che l’altro ci ami e che quindi ci capisca e ci accetti (cfr. Sartre https://enigmainrete.wordpress.com/category/sartre/). Non c’è persona più egoista di quella innamorata, perciò tutto si complica; ma con ciò non si può escludere che dei buoni equilibristi, con un po’ di fortuna e magari anche con degli interessi pratici che li accomunano, ce la possano fare. Se poi ci sono figli, allora c’è anche una componente biologica che tiene più salda la coppia, almeno finché i figli sono piccoli, d’altro canto questo periodo nasconde numerose insidie perché è un momento di forti cambiamenti che possono destabilizzare l’armonia del rapporto. Ma come emerge da quanto detto, sono delle condizioni contingenti che favoriscono e preservano l’amore, poiché in assoluto, l’amore rimane un’utopia sempre sull’ orlo della tragedia (da vivere allo stesso tempo con consapevolezza e cuore impavido!). Il naufragio dell’amore dipende proprio dal confliggere delle libertà, poiché il compromesso continuo, che si rende necessario nel rispetto reciproco, logora il rapporto e, a meno che uno dei due non si accodi all’ altro e ne subisca l’indole e le decisioni (in una relazione “sado-maso” come direbbe Sartre ), prima o poi lo spirito di libertà rompe la magia dell’amore, o almeno quella idea di coppia felice, che in fondo è utopica, e si apre lo spazio alla tragedia. Ciò che è utopico quindi, è che l’amore realizzi la libertà di ciascuno nella libertà dell’altro; ovvero che ci sia una comunione d’intenti idilliaca e incorruttibile, questa è l’illusione che ogni innamorato ha e che, prima o poi, gli crolla addosso!

Forse l’amore nasce da una disperazione esistenziale causata dalla finitudine umana, è un grande tentativo di renderci eterni trascendendo i propri confini verso l’altro. E’ per questo che esiste uno stato d’animo particolare che favorisce l’innamoramento ed è quello malinconico, in cui sentiamo la mancanza di qualcosa in noi, percepiamo, anche inconsciamente, la nostra finitudine, poi ad un tratto crediamo di aver trovato quello che mancava, ecco ci siamo innamorati! Perciò, non è possibile sottrarsi all’amore ed ai suoi enigmi, a meno che non ci isoliamo da tutto praticando l’ascesi (la soluzione buddhista), oppure, con tutto il cinismo e mentendo a noi stessi, non ci illudiamo di amare quando non amiamo e di non amare quando amiamo.

Amore e desiderio

Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza? Quanti cambiamenti dell’altro ignoriamo per garantirci un partner prevedibile? L’abitudine uccide il desiderio. E siccome in qualche modo lo sappiamo, non è raro che trasformiamo in abitudini le persone che amiamo, e attraverso questa degenerazione protettiva ci garantiamo la sicurezza della casa, e ci difendiamo dalla vulnerabilità dell’amore.

da “Le cose dell’amore”, Amore e desiderio, U. Galimberti

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