enigma

Ancora sull’austerità

La politica economica “di destra” si distingue da quella “di sinistra”, in quanto politica dell’offerta in opposizione alla politica della domanda. Cioè i neoliberisti, coloro che detengono ormai le sorti dell’Europa, ritengono che gli sforzi in campo economico debbano concentrarsi sull’essere più competitivi nell’offerta dei beni sul mercato, quindi più “performanti” ed allo stesso tempo più parchi, dunque più austeri. Pensiamo al caso di una semplice famiglia. Quando c’è crisi conviene che si taglino le spese, che si lavori di più e meglio, ma dato che questo può non bastare, l’importante è cercare di “campare” con il minimo indispensabile, riducendo al massimo i consumi. Questo ragionamento, ahimè sensato per la famiglia, non funziona per l’impresa, né tanto meno per l’economia in generale. Infatti, se l’impresa nel frattempo, oltre che a ridurre i costi, non pensa ad investire nell’innovazione, non avrà vita lunga e, per quanto riguarda l’economia nel complesso (la macroeconomia) se non c’è domanda di beni, se “i soldi non girano”, non ci può essere ripresa. La competitività non si realizza infatti, almeno nel breve periodo (ma nel lungo saremo tutti morti! Diceva Keynes), con un’aumento di produttività, bensì attraverso una diminuzione generalizzata dei prezzi (deflazione) – almeno nel caso dei Paesi europei che non possono svalutare il cambio, essendo in regime di moneta unica – dovuta appunto al calo generalizzato della domanda di beni per consumi e per investimenti. Ma ciò significa che le imprese non hanno più incentivo ad ingrandirsi ed anzi, spesso non ce la fanno più a recuperare i costi fissi e pertanto chiudono! Da qui una spirale di disoccupazione e povertà: l’Europa (del sud) di oggi.

La politica della domanda, che ha funzionato nella crisi del ’29, in particolare negli Stati Uniti con il New Deal di Roosvelt, prevede il sostegno della domanda macroeconomica da parte dello Stato. Roosvelt aveva ideato piani di lavori pubblici che contribuirono a ricreare posti di lavoro. John Maynard Keynes proprio in quegli anni elaborò le sue teorie sul sostegno della domanda e asseriva che quando le imprese non hanno più fiducia nel futuro e non investono (essendo gli imprenditori degli “animal spirits”, sensibili al fiuto degli eventi) spetta allo Stato intervenire con politiche di spesa pubblica. L’Europa di oggi invece è stata architettata, come ritengono già da tempo autorevoli economisti, in vista di una crescita continua, senza prevedere la possibilità di misure anti-cicliche in caso di crisi. Il fatto che l’austerità abbia condotto ad una maggiore tranquillità dal punto di vista dei tassi d’interesse, non induce ad essere ottimisti nel campo dell‘economia reale, che come al solito si vede relegata in una posizione subordinata rispetto alla finanza (v. Krugman). Inoltre questa situazione di maggiore tranquillità è dovuta soprattutto alla fermezza della BCE di operare in pratica come lender of last resort in caso di bisogno. Questa funzione, tipica delle Banche Centrali, di intervenire a ripianare comunque sia i debiti delle banche del sistema, non è prevista per la BCE, però Mario Draghi con le sue misure espansive ha dato forti segnali in questo senso, che hanno contribuito a placare i mercati. Ma la politica monetaria espansiva, ossia la possibilità di prestare denaro a basso costo da parte sistema bancario (grazie ad un tasso di sconto fissato dalla BCE in prossimità dello 0) non è sufficiente, se le imprese non hanno volontà di investire ed i consumatori di acquistare (è il caso della trappola della liquidità). In pratica si tratta di curare un’infezione con gli antinfiammatori anziché con gli antibiotici.

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