enigma

“Inside job”. Democrazia, liberismo e la crisi del 2008.

In questo documentario, Charles Ferguson spiega in maniera avvincente il processo che ha condotto alla crisi finanziaria del 2008, con la quale si è chiusa una fase di espansione economica che però aveva in sé i germi della catastrofe. Le radici affondano nell’ideologia liberista che aveva preso campo all’inizio degli anni ’80 con l’avvento di Ronald Reagan, il quale, attorniato da personaggi tra i quali Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, iniziò la deregulation finanziaria che in primo luogo portò alla riunione tra banche di risparmio e banche d’investimento, permettendo a queste ultime di utilizzare i risparmi privati per operazioni finanziarie ed in secondo luogo, alla fine degli anni ’90, alla creazione di strumenti finanziari derivati, che rendevano possibile le più diverse manovre speculative.

Nel dicembre 2000, sotto la presidenza Clinton, grazie all’accordo tra Greenspan e Larry Summers, Segretario del Tesoro, fu bandita ogni regolamentazione dei derivati. Ciò permise la cartolarizzazione dei mutui subprime, che si moltiplicarono a dismisura, creando una bolla speculativa nel settore immobiliare. Cioè i grandi gruppi bancari incentivarono i mutui a rischio (i subprime), forti del fatto che questi potevano essere cartolarizzati, ovvero rivenduti sotto forma di titoli derivati che venivano acquistati dai risparmiatori principalmente attraverso i fondi pensionistici. Questi ultimi avevano l’obbligo di acquistare titoli “sicuri”, ma a ciò pensavano le agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s) che erano pagate dalle banche per dare loro giudizi positivi con la tripla A. Quindi questi enti finanziari, come i fondi pensionistici, si riempirono la pancia di “titoli spazzatura”, provenienti dalla cartolarizzazione dei subprime, la cui concessione era promossa dalle banche poiché altamente remunerativi, essendo ad alto rischio, ma anche dal governo che spingeva la classe media ad indebitarsi per comprare casa, in modo da nascondere il reale impoverimento che questa classe aveva riportato negli anni a favore dei ceti più ricchi, grazie alla politica di deregulation anche in campo fiscale. Le grandi banche, come Goldman Sachs e Morgan Stanley, rendendosi conto che il sistema era prossimo al collasso, iniziarono ad assicurare i titoli che rivendevano contro il rischio della mancata liquidazione, cioè da una parte vendevano “titoli spazzatura”, dall’altra ci scommettevano contro, in modo da guadagnarci due volte, dando per certo che non sarebbero stati liquidati, nonostante che in apparenza fosse tutto tranquillo grazie alle certificazioni positive delle agenzie di rating.

A partire dal 2005 economisti come Rajan e Roubini, ma anche il FMI sotto la direzione di Strauss-Kahn, ammoniscono il governo degli Stati Uniti su un possibile collasso del sistema, ma questo persevera nella politica di sempre, tanto che nel 2006 George Bush nomina Segretario del Tesoro Hank Paulson, AD di Goldman Sachs. Nel 2006 diviene presidente della FED Ben Bernanke, che continua la politica del suo predecessore. Finché, a seguito dell’esplosione della bolla speculativa nel settore immobiliare, non si arriva al fatidico mese di settembre 2008, quando i giganti Fanni Mae e Freddie Mac sono oggetto di salvataggio da parte del governo federale, mentre Merril Lynch viene acquisita da Bank of America e Leman Brothers viene lasciata fallire. Da qui la catena di fallimenti e successivi salvataggi delle banche da parte del governo americano, anche sotto la presidenza di Obama, entrato in carica nel gennaio 2009, senza che fossero attuate riforme sostanziali nel settore finanziario e lasciando al potere l’ establishment finanziario precedente. Sappiamo come la crisi abbia poi colpito l’Europa, passando dal sistema finanziario privato a quello pubblico, mettendo a rischio il debito pubblico di paesi come la Grecia e dei così detti PIGS (appunto Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) ed abbia avuto come risposta una politica europea di austerity della quale sentiamo i morsi ancora oggi e forse per molto tempo ancora ne subiremo le conseguenze. Ma questo è un altro problema. Colpisce molto, come evidenzia il documentario, che tutto il sistema democratico americano, ma non solo, fosse impregnato da capo a fondo di un’ideologia, corroborata da illustri accademici, politici e banchieri, che giustificava gli immensi guadagni di pochi a discapito dei più, secondo schemi da gioco d’azzardo.

claudio

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