enigma

Archivi per il mese di “ottobre, 2013”

“Inside job”. Democrazia, liberismo e la crisi del 2008.

In questo documentario, Charles Ferguson spiega in maniera avvincente il processo che ha condotto alla crisi finanziaria del 2008, con la quale si è chiusa una fase di espansione economica che però aveva in sé i germi della catastrofe. Le radici affondano nell’ideologia liberista che aveva preso campo all’inizio degli anni ’80 con l’avvento di Ronald Reagan, il quale, attorniato da personaggi tra i quali Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, iniziò la deregulation finanziaria che in primo luogo portò alla riunione tra banche di risparmio e banche d’investimento, permettendo a queste ultime di utilizzare i risparmi privati per operazioni finanziarie ed in secondo luogo, alla fine degli anni ’90, alla creazione di strumenti finanziari derivati, che rendevano possibile le più diverse manovre speculative.

Nel dicembre 2000, sotto la presidenza Clinton, grazie all’accordo tra Greenspan e Larry Summers, Segretario del Tesoro, fu bandita ogni regolamentazione dei derivati. Ciò permise la cartolarizzazione dei mutui subprime, che si moltiplicarono a dismisura, creando una bolla speculativa nel settore immobiliare. Cioè i grandi gruppi bancari incentivarono i mutui a rischio (i subprime), forti del fatto che questi potevano essere cartolarizzati, ovvero rivenduti sotto forma di titoli derivati che venivano acquistati dai risparmiatori principalmente attraverso i fondi pensionistici. Questi ultimi avevano l’obbligo di acquistare titoli “sicuri”, ma a ciò pensavano le agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s) che erano pagate dalle banche per dare loro giudizi positivi con la tripla A. Quindi questi enti finanziari, come i fondi pensionistici, si riempirono la pancia di “titoli spazzatura”, provenienti dalla cartolarizzazione dei subprime, la cui concessione era promossa dalle banche poiché altamente remunerativi, essendo ad alto rischio, ma anche dal governo che spingeva la classe media ad indebitarsi per comprare casa, in modo da nascondere il reale impoverimento che questa classe aveva riportato negli anni a favore dei ceti più ricchi, grazie alla politica di deregulation anche in campo fiscale. Le grandi banche, come Goldman Sachs e Morgan Stanley, rendendosi conto che il sistema era prossimo al collasso, iniziarono ad assicurare i titoli che rivendevano contro il rischio della mancata liquidazione, cioè da una parte vendevano “titoli spazzatura”, dall’altra ci scommettevano contro, in modo da guadagnarci due volte, dando per certo che non sarebbero stati liquidati, nonostante che in apparenza fosse tutto tranquillo grazie alle certificazioni positive delle agenzie di rating.

A partire dal 2005 economisti come Rajan e Roubini, ma anche il FMI sotto la direzione di Strauss-Kahn, ammoniscono il governo degli Stati Uniti su un possibile collasso del sistema, ma questo persevera nella politica di sempre, tanto che nel 2006 George Bush nomina Segretario del Tesoro Hank Paulson, AD di Goldman Sachs. Nel 2006 diviene presidente della FED Ben Bernanke, che continua la politica del suo predecessore. Finché, a seguito dell’esplosione della bolla speculativa nel settore immobiliare, non si arriva al fatidico mese di settembre 2008, quando i giganti Fanni Mae e Freddie Mac sono oggetto di salvataggio da parte del governo federale, mentre Merril Lynch viene acquisita da Bank of America e Leman Brothers viene lasciata fallire. Da qui la catena di fallimenti e successivi salvataggi delle banche da parte del governo americano, anche sotto la presidenza di Obama, entrato in carica nel gennaio 2009, senza che fossero attuate riforme sostanziali nel settore finanziario e lasciando al potere l’ establishment finanziario precedente. Sappiamo come la crisi abbia poi colpito l’Europa, passando dal sistema finanziario privato a quello pubblico, mettendo a rischio il debito pubblico di paesi come la Grecia e dei così detti PIGS (appunto Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) ed abbia avuto come risposta una politica europea di austerity della quale sentiamo i morsi ancora oggi e forse per molto tempo ancora ne subiremo le conseguenze. Ma questo è un altro problema. Colpisce molto, come evidenzia il documentario, che tutto il sistema democratico americano, ma non solo, fosse impregnato da capo a fondo di un’ideologia, corroborata da illustri accademici, politici e banchieri, che giustificava gli immensi guadagni di pochi a discapito dei più, secondo schemi da gioco d’azzardo.

claudio

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“Farhenheit 9/11”. Democrazia e guerra.

In questo storico documentario Michael Moore racconta la vicenda dell’attentato alle Twin Towers dell’ 11 settembre 2001 e delle successive guerre americane di George Bush contro il terrorismo, prima in Afghanistan, dove fu installato un regime fantoccio guidato da Hamid Karzai (l’attuale presidente) nel dicembre 2001, poi in Iraq nel marzo 2003, dove vi fu una vera e propria invasione con la cattura di Saddam Hussein, successivamente giustiziato nel 2006. I pretesti per l’azione militare furono che l’Afghanistan proteggeva Osama Bin Laden e che L’Iraq era in possesso di armi di distruzione di massa. Questa fu la versione ufficiale del governo americano.

In seguito si comprese che l’Iraq non aveva le armi di distruzione di massa e che quindi ci si era sbagliati. Questo sarebbe già sufficientemente grave, considerando che era stato messo a ferro e fuoco un intero paese. Ma non è tutto. M. Moore ci spiega due cose: innanzi tutto che la famiglia Bush era in affari con i sauditi e con la famiglia Bin Laden, che il presidente lasciò scandalosamente abbandonare gli Stati Uniti all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, poi che Bush, essendo notevolmente in calo nei sondaggi, si inventò d’amblais una nuova guerra, dando a bere agli elettori americani che c’era un rischio imminente di ulteriori attacchi terroristici da parte di Al Qaeda, sponsorizzata da Saddam Hussein che era in possesso di pericolose armi di distruzione e che perciò era necessario difendersi abbattendo il regime dittatoriale e diabolico di Saddam, in modo da far trionfare nuovamente la pace e la democrazia nel mondo.

L’intera vicenda rivela il lato oscuro delle moderne democrazie, tendenti a manipolare il consenso (Noam Chomsky individua 10punti a compendio delle strategie di manipolazione), in particolare della democrazia degli Stati Uniti d’America, considerata la più evoluta, nonché la natura equivoca delle guerre, che anche se volessimo ipotizzarne la necessità in casi estremi, sono di fatto per questo da scongiurare sempre. Ovviamente guardando il documentario ci domandiamo anche come sia stato possibile che un uomo come George Bush sia potuto diventare presidente degli Stati Uniti d’America, poi ci vengono in mente tutta una serie di buffi quanto pericolosi personaggi del genere e ci accorgiamo che le analogie tra i fascismi e le democrazie sono ahimè numerose.

claudio

“Grizzly man” e lo spirito dionisiaco. Ovvero il documentario che avrebbe amato Nietzsche!

Il documentario è stato girato da Werner Herzog nel 2005, anzi perlopiù è un montaggio di riprese che il protagonista Timothy Treadwell aveva girato dal 2000 al 2003 nel parco nazionale di Katmai in Alaska, durante i soggiorni estivi a contatto con i grizzly.

Timothy Treadwell si recò dal 1990 al 2003, anno della sua morte, tutte le estati nel parco, per vivere a contatto con gli orsi. Le immagini sono spettacolari per l’audacia che Timothy dimostrava nell’avvicinarsi agli animali. Nell’estate del 2003 Timothy fu ucciso e mangiato, con la sua compagna, da un orso grizzly nella sua tenda.

Herzog ci racconta l’avventura di Treadwell cercando di mettere in evidenza luci e ombre del personaggio, in relazione all’orribile fine fatta assieme alla compagna. Di certo Timothy amava gli orsi allo spasimo, come probabilmente odiava gli uomini, nella cui società non si trovava bene (aveva infatti avuto esperienze estreme di droga e alcool) e li accusava di mettere a repentaglio la vita degli orsi, che si prometteva di proteggere. Ma nel fare questo si spingeva oltre ed aveva ormai varcato un confine, giocando ogni giorno con la morte. L’antica saggezza delle popolazioni locali tratteneva l’uomo dal violare il territorio degli orsi: non ci può essere convivenza con l’animale feroce! Timothy invece si avventura dove nessuno prima si era mai spinto, manifestando un amore folle verso i grizzly come se fossero suoi simili e così andando incontro all’evento tragico della sua morte.

Nietzche aveva riconosciuto nella natura la forza tragica del dio Dioniso, celebrato dagli antichi greci come il dio della distruzione creatrice. La tragedia greca secondo il filosofo tedesco sublimava l’ineffabile scontro tra la natura e l’uomo. Ebbene questo documentario è in grado di muovere gli stessi sentimenti, illustrandoci il naufragio del tentativo umano di amare incondizionatamente il cosmo, qui rappresentato dai grizzly.

claudio

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