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L’incontro con l’altro. Da L’Être et Le Néant (1943) di J. P. Sartre.

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera sartriana è, a mio parere, l’incontro con l’altro. L’altro infatti ci condiziona nell’intimo della coscienza, tanto da dar luogo ad una dimensione particolare del nostro essere: l’Être-pour-autrui. L’incontro avviene in primo luogo a mezzo dello sguardo (le regard). L’uomo diviene oggetto sotto lo sguardo dell’altro, in balia dell’interpretazione libera di questi, che gli sfugge. Come alza anch’egli lo sguardo, incrocia lo sguardo altrui, elevandosi così da oggetto a soggetto e cogliendo l’altro in tutta la sua trascendenza. L’uomo tenta di carpire l’altro nella sua libertà con i vari approcci dell’amore, del sadismo e masochismo, del desiderio e dell’odio.

Innanzi tutto l’uomo cerca di amare l’altro, che in definitiva vuol dire che ricerca l’amore altrui, quindi di essere amato e per ottenere ciò si comporta in maniera tale da piacere all’altro, in modo tale da rispecchiare ciò che l’altro vede in lui. Ma lo stesso fa l’altro nei suoi confronti, questo gioco di riflessi è destinato allo scacco, in quanto le singole libertà finalmente sono in conflitto e non può darsi, al di fuori della magia dei momenti, un’identità delle due. Di fronte allo scacco l’uomo può scivolare da una parte nel sadismo, dall’altra nel masochismo, in quanto può ricercare il dominio sull’altro, ovvero di esserne dominato, in modo da ottenere così un’uniformità con l’altro, ma dal confliggere degli sguardi si rende nuovamente evidente la “trascendenza trascesa” che l’uno rappresenta per l’altro, ovvero l’impossibilità di possederlo o di esserne posseduto. Il desiderio e l’odio sono altre due strade fallimentari. Col desiderio la coscienza cerca di farsi carne e per questa via addivenire all’incontro con l’altro fatto carne anch’esso, ma l’atto sessuale che ne consegue, una volta consumato, riporta alla situazione precedente. Con l’odio si cerca invece l’eliminazione dell’altro e dell’umanità intera.

L’unica via d’uscita da questo circolo sta in una morale de la délivrance et du salut, concetto approfondito da Sartre in seguito, cioè nella capacità di amare l’altro rispettandone la libertà, cessando di agire in modo tale da rispecchiare nei propri comportamenti la visione dell’altro, quindi essere essi stessi liberi e accettare che l’altro non ci ami nello stesso modo come è amato da noi.

claudio

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6 pensieri su “L’incontro con l’altro. Da L’Être et Le Néant (1943) di J. P. Sartre.

  1. Post interessante… la ricerca dell’altro, molto spesso, non è che la ricerca egoistica di quella parte di se stessi che solo l’incontro/scontro con l’altro può far emergere!

    • Grazie.
      Forse Sartre farebbe rientrare il caso a cui ti riferisci nel fenomeno della “cattiva fede” (mauvaise fois), che si manifesta quando l’essere-per-l’altro (l’etre-pour-autrui), che appunto emerge dall’incontro /scontro -come tu dici – con l’altro, si innamora dell’idea di essere quel qualcuno, che in realtà è soltanto per strategia di comunicazione, per usare un’espressione corrente. La cattiva fede sta infatti nel credere di essere in un certo modo, quando in realtà non lo si è, ma così ci si atteggia sotto lo “sguardo” altrui, ovvero nell’ambito della comunicazione con l’altro.

      • Non intendevo questo, non intendevo finzione, quanto piuttosto il fatto che noi costruiamo tendenzialmente l’immagine che abbiamo di noi stessi in funzione degli altri e per questo “ci servono”, li utilizziamo per costruire noi stessi…

      • Va bene, ma ti ringrazio perché mi dai spunto per introdurre un altro concetto: per dirla con Pirandello, noi siamo UNO (già ma chi?), NESSUNO (direbbe Sartre la coscienza è niente, è un per-sé) o CENTOMILA (le molteplici facce che mostriamo agli altri, che poi siano fittizie nella filosofia sartriana ha poca importanza fuori dal presente, dato che al passato vanno a formare la nostra identità, l’ in-sé, come la chiama appunto Sartre)?

      • Beh, forse la risposta è nel mio precedente commento: siamo la costruzione che diamo di noi stessi attraverso l’interazione sociale…

  2. lavenererossa in ha detto:

    L’idea filosofica mi piace, probabilmente l’oggetto dei nostri desideri potrebbe tornare essere umano nel momento stesso in cui decidiamo di rispettarlo nello stesso modo in cui ci aspettiamo rispetto.

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