enigma

Pensiero forte e pensiero debole

Umberto Eco, nel saggio “L’antiporfirio” pubblicato nel libro “Il pensiero debole” (Feltrinelli 1983, a cura di G. Vattimo, P. A. Rovatti), dà la sua versione di pensiero forte e pensiero debole, facendo riferimento, nel campo della linguistica, a modelli “forti”, quali “il dizionario” e modelli “deboli”, quali “l’enciclopedia”: il primo che chiude il mondo entro rigide definizioni, la seconda che apre all’interpretazione e alla spiegazione ampia secondo modelli spesso divergenti. Il primo, di nuovo, destinato allo scacco, poiché è impossibile irreggimentare il mondo secondo una logica predefinita (come fa la scienza del resto, ma validamente soltanto se persegue fini di spiegazione causale della natura), la seconda pronta ad accogliere significati diversi in base ai punti di vista, quindi alle diverse esigenze del linguaggio.

La metafora che Eco utilizza alla fine del saggio per farci comprendere l’atteggiamento di chi si muove secondo il pensiero debole, è quella del lottatore orientale, che, di fronte al colpo inesorabile dell’avversario, lo accoglie, ne assorbe l’energia e la reindirizza in maniera ragionevole a pro suo. Volendo dire che (come fa il pensiero enciclopedico in campo linguistico, recependo un punto di vista che si impone ex novo guardando la realtà) il pensiero debole induce ad accettare ciò che si presenta come necessario, accogliendolo e trattandolo con ragionevolezza nei limiti delle nostre possibilità. Il pensiero forte invece, vuole imporre la propria logica sugli eventi e sul mondo. Da questo secondo atteggiamento, per riprendere un altro saggio raccolto nel libro citato, ovvero “L’etica della debolezza” (A. Dal Lago), ne scaturisce ciò che per Simone Weil è l’ossessione, ovvero la vera sofferenza, derivante dall’opposizione interminabile verso ciò che è più forte di noi, dunque inesorabile.

Un altro esempio di pensiero debole lo possiamo ritrovare presso gli antichi greci, che avevano ben compreso la durezza della vita, per gli eventi che imperversano rovinosamente dilaniando il cuore e l’animo dell’uomo e, come dice Nietzsche (in “la nascita della tragedia”) erano riusciti a sublimare questi momenti attraverso la tragedia. Il destino umano infatti, si presenta come un gioco infinito, così recita Nietzsche ne “La filosofia nell’epoca tragica dei Greci”: ” Il divenire eterno ed unico, la completa instabilità di tutti gli oggetti reali, che non fanno altro se non agire e divenire continuamente, e che non sono – secondo l’insegnamento di Eraclito – , dà luogo ad una visione terribile, che stordisce, ed è assai affine alla sensazione con cui, durante un terremoto, si perde la fiducia nella solidità della terra. Occorreva una forza stupefacente, per trasformare questa impressione in un sentimento contrario di sublimità e di stupore” ed aggiunge, rifacendosi ad Eraclito: ” Dalla guerra tra gli opposti sorge ogni divenire: le qualità determinate, che ci appaiono durevoli, esprimono soltanto la prevalenza di uno dei combattenti, ma non per questo la guerra finisce: la lotta continua per l’eternità” e tutto questo nel circolo dell’eterno ritorno (cit. da Frammenti postumi): “il mondo sussiste: esso non è niente che divenga, niente che perisca. O piuttosto: diviene, perisce, ma non ha mai cominciato a divenire e non ha mai cessato di perire – si conserva nelle due cose…Vive di se stesso: si nutre dei suoi escrementi”. Anche per Nietzsche dunque, in sintonia col pensiero greco del divenire, prevale la concezione “debole” della vita.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: