enigma

Archivi per il mese di “maggio, 2013”

Il principio di rappresentanza.

Spesso viene addotta l’esperienza ateniese dell’ agorà come esempio mirabile di democrazia diretta. In effetti ciò che la rendeva possibile era il numero ristretto degli aventi diritto alla discussione ed al voto. Questo aspetto mi sembra determinante quando si vuol fare un paragone con la democrazia moderna. Nei grandi numeri la volontà di ciascuno si stempera ed il formarsi della maggioranza si basa più su delle suggestioni che non su argomentazioni reali, come invece accadeva nell’agorà. Il fattore demografico fa la differenza, aumenta la distanza tra la base ed il vertice della piramide del potere, fino a rendere improbabile il controllo della prima sul secondo a favore del controllo del secondo sulla prima.

Inoltre occorre notare che dalla democrazia della polis erano esclusi gli schiavi, le donne e coloro che non avevano la cittadinanza. Si preservava così un’etica sociale che costituiva un’omogeneità di fondo, che sicuramente rendeva più facile la discussione politica. Non si può dunque evocare l’agorà quando si parla degli stumenti da adoperare nell’ambito della democrazia moderna. Il fatto che internet venga visto come agorà virtuale mi sembra altrettanto illusorio. La massa può pronunciarsi su questioni che le sono poste, ma soltanto con un SI o con un NO e l’esito finale dipende da come è posta la domanda, di conseguenza, tranne che per ipotesi particolari e limitate (referendum), il risultato è comunque frutto di una manipolazione (ciò che viene chiamato populismo).

Pertanto la storia della democrazia moderna è la storia della democrazia rappresentativa, avente inizio in Inghilterra, diciamo dalla concessione della Magna Charta (1215) in poi, quando i baroni in Parlamento si ersero alla difesa di certi diritti, propri e dei cittadini dei loro territori, nei confronti dello stapotere del sovrano. Nasce quindi una concezione territoriale di rappresentanza. Questa poteva essere sufficiente perché la società del tempo era omogenea, essendo l’etica sociale dettata dalla religione. Infatti è proprio il cristianesimo che rende possibile un ordine sociale in cui da una parte si concedono diritti ai cittadini, dall’altra si conosce come controllarli, avendo ben presente la dinamica dei riflessi di fronte alla compulsione moral-religiosa (ne ho già parlato qua). Quindi, dato per scontato un certo ordine sociale ed una certa scala di valori, la rappresentanza a base territoriale trasforma le esigenze dei cittadini in dialettica politica. Variando l’ordine sociale, cioè con l’affermarsi del sistema economico capitalista, alla rappresentanza territoriale si affianca una rappresentanza economica di categoria. Ma è in epoca post-moderna con il crollo della scala dei valori tradizionali e la rimessa in gioco della sfera etica che la situazione si complica. La rappresentanza territoriale e quella di categoria non sono più sufficienti a garantire il funzionamento democratico dello Stato (ammesso e non concesso che lo siano state in precedenza), occorre infatti dar voce ad una miriade di componenti nella società: minoranze religiose, atei, omosessuali, emarginati di ogni risma, minoranze etniche, immigrati, deboli socialmente ed economicamente, ma anche frustrati dallo status quo e pronti ad esplodere.

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