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I fondamenti del potere

Ci possono essere vari modi di catalogare i sistemi politici che si sono succeduti nella storia, quello più accademico consiste nel misurare i livelli di eguaglianza realizzati e complementariamente quelli di libertà consentiti, quindi il grado di intromissione del potere statale nella società e nell’economia, individuando in un alto grado di intervento pubblico una maggiore eguaglianza sociale, ma una minore libertà individuale, tipica dei sistemi più democratico-sociali e viceversa nei sistemi più democratico-liberali un minore intervento pubblico con più libertà e meno eguaglianza. La democrazia è affossata allorché o il governo limita al massimo l’intervento sociale, realizzando uno stato di polizia che mantiene in sicurezza l’ordine precostituito, o lo spinge al massimo andando a regolare ogni minimo aspetto della vita dei cittadini, degenerando nella dittatura.

Ma al di là di questa analisi di “scienza politica”, è opportuno scavare alle radici del potere. Il potere si manifesta sempre come dominio di qualcuno su qualcun altro: vincitori sui vinti, padroni sugli schiavi, nobili sulla plebe, borghesia sul proletariato, insomma delle élite che in qualche modo si impongono, anche nei regimi così detti democratici. Comunque sia, a grandi linee si può distinguere tra i sistemi fondati sulla forza militare, come l’Impero romano (anche supportati da un potente  apparato di propaganda, come i regimi nazista e stalinista) ed i sistemi democratici, laddove il governo è formalmente espressione del voto popolare.

Sicuramente una fonte di legittimazione del potere è stato il cristianesimo, in grado di sostituire alla forza fisica, la compulsione morale. Il controllo delle masse esercitato dalla Chiesa cattolica, ben spiegato nella Parabola del Grande Inquisitore, si basa su meccanismi psicologici tali da costituire uno strumento irrinunciabile per re e imperatori che volessero avere machiavellicamente il controllo delle situazioni sempre più complesse che si affacciavano nell’Europa medioevale e rinascimentale (si pensi alla rinascita del Sacro Romano Impero ed al fatto che gli imperatori avevano bisogno di essere incoronati dai papi). Si pensi anche a come i sovrani vollero rendersi più autonomi dal clero sposando talvolta il protestantesimo (cuius regio eius religio), talaltra ponendosi a capo di una chiesa del tutto nuova (la Chiesa anglicana di Enrico VIII), ma ormai incapaci di governare senza lo strumento della religione. Mano a mano che il potere si decentra dalle mani del sovrano e si allarga ad altri organi costituzionali come il parlamento, diviene sempre più necessario il possesso di uno strumento subdolo di controllo del popolo.

Bisogna comunque riconoscere che il cristianesimo si è adoperato per la protezione dei più deboli, attraverso opere di carità, missioni, condanna dell’usura e via dicendo.  Un’altra fonte di potere è sempre stata il potere economico e finanziario, che con i progressi scientifici e tecnologici, si è intensificato a tal punto da soppiantare in molti casi il potere religioso. Così nasce in epoca contemporanea la democrazia laica, dove il potere viene gestito con strumenti come quelli del marketing e della finanza. Si sostituisce dunque alla religione (non senza contrasti e con prevalenza a fasi alterne) l’ideologia consumistico-liberista e al dominio del clero succede progressivamente quello dell’ “alta finanza” e delle Multinazionali. La stessa costituzione dell’ Europa unita si rivela come una risposta all’esigenza di creare un grande mercato da sfruttare, senza che siano predisposte delle protezioni per i ceti più deboli, come già era successo negli Stati Uniti d’ America. Al blocco liberista occidentale poi, si contrappone quello islamico mediorientale e asiatico, irregimentato sui principi dell’ Islam e quello fortemente autoritario cinese, contornati da altre dittature striscianti come quella russa.

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