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Archivi per il mese di “aprile, 2013”

Il sentimento dell’ angoscia nel pensiero esistenzialista ed in quello naturalista

Il sentimento dell’angoscia ha assunto rilevanza filosofica nel XIX° sec. con Kierkegaard, il pensatore danese reputato il padre dell’esistenzialismo. Egli lo considerava come quell’atteggiamento dello spirito dell’uomo di fronte alle possibilità di scelta, quindi di fronte alla stessa libertà. Per K. l’uomo si crea il suo cammino scegliendo tra le innumerevoli possibilità che gli si presentano e che in ultimo si concentrano sull’aver fede o non averne, mentre l’angoscia rappresenta il segnale della consapevolezza che in fondo a tutte le scelte c’è appunto la fede. Analoga interpretazione quella di Heidegger, che nella sua opera principale “Essere e tempo” (1927), individua nell’angoscia il sentimento che rende l’uomo consapevole del nulla, da cui esso proviene ed a cui è destinato, in modo da spingerlo, come per K. verso la fede, nella direzione di una vita autentica (come approfondisco qua). Successivamente Sartre, nell’ opera “L’ essere e il nulla” (1943), raccorda le due posizioni affermando che l’angoscia è il sentimento del nulla, che si cela in ogni azione umana proprio in quanto libera, quindi non predeterminata e così divisa dalla precedente e dalla successiva appunto da un niente, che a pieno titolo diviene il germe della libertà dell’uomo.

Nella visione esistenzialista, quindi l’angoscia è legata indissolubilmente alla libertà e d’altra parte alla presenza di dio per i filosofi cristiani oppure del nulla per quelli atei. Ma c’è un’altra affascinante concezione dell’angoscia propria della letteratura naturalista di fine XIX° sec. e segnatamente dei romanzi di Zola. Prendo ad esempio “La bestia umana” (1890), dove appare il tema della “fêlure”. Così si apre la prefazione di Deleuze apparsa nell’edizione De Minuit del 1969: “E’ ne La bestia umana che apparì il celebre testo: – La famiglia non era del tutto sana, molti avevano una fêlure. Lui, a certe ore, la sentiva bene, questa fêlure ereditaria; non che fosse di cattiva salute, che l’apprensione e la vergogna delle sue crisi l’avevano soltanto smagrito in certe occasioni; ma c’erano, nel suo essere, delle improvvise perdite di equilibrio, come delle rotture, dei buchi attraverso i quali il suo sè stesso gli scappava, nel mezzo di un gran fumo che deformava tutto…” (trad. mia).

La fêlure è una fenditura, un vuoto nella persona, per Z. di origine ereditaria nel protagonista del romanzo Jacques Lantier, che nel suo caso veniva riempito da una furia omicida, mentre nel caso di altri personaggi, da istinti degeneri tipici delle classi povere di quel tempo, come l’alcolismo. L’angoscia, nel romanzo, attanaglia continuamente Lantier, non come percezione della libertà, bensì come percezione del determinismo della fêlure e dei pericolosi istinti che ne seguono. Ma l’analogia con gli esistenzialisti resta, infatti la  fêlure come dicevamo è un vuoto, un niente che però anziché generare la libertà, risucchia l’uomo nel vortice del vizio e degli istinti di distruzione e di morte, come se la libertà venisse spazzata via da qualcosa di più forte, che per Z. è come una patologia ereditaria, in conformità con le dottrine mediche del tempo, ma che può essere ermeneuticizzato come un niente più “fisico”, distruttivo, al pari di un buco nero che ingurgita tutto.

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I fondamenti del potere

Ci possono essere vari modi di catalogare i sistemi politici che si sono succeduti nella storia, quello più accademico consiste nel misurare i livelli di eguaglianza realizzati e complementariamente quelli di libertà consentiti, quindi il grado di intromissione del potere statale nella società e nell’economia, individuando in un alto grado di intervento pubblico una maggiore eguaglianza sociale, ma una minore libertà individuale, tipica dei sistemi più democratico-sociali e viceversa nei sistemi più democratico-liberali un minore intervento pubblico con più libertà e meno eguaglianza. La democrazia è affossata allorché o il governo limita al massimo l’intervento sociale, realizzando uno stato di polizia che mantiene in sicurezza l’ordine precostituito, o lo spinge al massimo andando a regolare ogni minimo aspetto della vita dei cittadini, degenerando nella dittatura.

Ma al di là di questa analisi di “scienza politica”, è opportuno scavare alle radici del potere. Il potere si manifesta sempre come dominio di qualcuno su qualcun altro: vincitori sui vinti, padroni sugli schiavi, nobili sulla plebe, borghesia sul proletariato, insomma delle élite che in qualche modo si impongono, anche nei regimi così detti democratici. Comunque sia, a grandi linee si può distinguere tra i sistemi fondati sulla forza militare, come l’Impero romano (anche supportati da un potente  apparato di propaganda, come i regimi nazista e stalinista) ed i sistemi democratici, laddove il governo è formalmente espressione del voto popolare.

Sicuramente una fonte di legittimazione del potere è stato il cristianesimo, in grado di sostituire alla forza fisica, la compulsione morale. Il controllo delle masse esercitato dalla Chiesa cattolica, ben spiegato nella Parabola del Grande Inquisitore, si basa su meccanismi psicologici tali da costituire uno strumento irrinunciabile per re e imperatori che volessero avere machiavellicamente il controllo delle situazioni sempre più complesse che si affacciavano nell’Europa medioevale e rinascimentale (si pensi alla rinascita del Sacro Romano Impero ed al fatto che gli imperatori avevano bisogno di essere incoronati dai papi). Si pensi anche a come i sovrani vollero rendersi più autonomi dal clero sposando talvolta il protestantesimo (cuius regio eius religio), talaltra ponendosi a capo di una chiesa del tutto nuova (la Chiesa anglicana di Enrico VIII), ma ormai incapaci di governare senza lo strumento della religione. Mano a mano che il potere si decentra dalle mani del sovrano e si allarga ad altri organi costituzionali come il parlamento, diviene sempre più necessario il possesso di uno strumento subdolo di controllo del popolo.

Bisogna comunque riconoscere che il cristianesimo si è adoperato per la protezione dei più deboli, attraverso opere di carità, missioni, condanna dell’usura e via dicendo.  Un’altra fonte di potere è sempre stata il potere economico e finanziario, che con i progressi scientifici e tecnologici, si è intensificato a tal punto da soppiantare in molti casi il potere religioso. Così nasce in epoca contemporanea la democrazia laica, dove il potere viene gestito con strumenti come quelli del marketing e della finanza. Si sostituisce dunque alla religione (non senza contrasti e con prevalenza a fasi alterne) l’ideologia consumistico-liberista e al dominio del clero succede progressivamente quello dell’ “alta finanza” e delle Multinazionali. La stessa costituzione dell’ Europa unita si rivela come una risposta all’esigenza di creare un grande mercato da sfruttare, senza che siano predisposte delle protezioni per i ceti più deboli, come già era successo negli Stati Uniti d’ America. Al blocco liberista occidentale poi, si contrappone quello islamico mediorientale e asiatico, irregimentato sui principi dell’ Islam e quello fortemente autoritario cinese, contornati da altre dittature striscianti come quella russa.

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