enigma

Dal nichilismo, alla differenza ontologica in Heidegger, fino alla fede filosofica in Jaspers.

Nel “Tramonto dell’occidente” (Feltrinelli, 2005) Umberto Galimberti delinea il percorso della metafisica dalle origini platoniche fino alla presa di coscienza nichilista di Nietzsche, Heidegger e Jaspers. Per Nietsche il nichilismo risiede nella metafisica che si è creata delle verità fittizie, a partire dall’iperuranio di Platone, fino a giungere al dio del cristianesimo, facilmente sostituito dall’esaltazione della razionalità scientifica. Con la morte di dio annunciata dallo stesso Nietzsche, crolla l’impianto metafisico dove si annidava il nichilismo e rimane nuda la volontà di potenza ad attribuire significati al mondo. Ma per Heidegger lo stesso Nietzsche è nichilista in quanto sostenendo la volontà di potenza quale principio vitale, non fa altro che sostituire un’altra verità metafisica alle precedenti, anche se con la sua critica giunge alla fase estrema, smascherando la futilità di ogni principio immutabile.

Per Heidegger il nichilismo sta piuttosto nell’aver dimenticato la differenza ontologica, ovvero nell’aver riconosciuto la verità nell’ente (l’ente è), dimenticando nel nulla l’essere (l’essere non è). In ultima analisi questa operazione è stata svolta dalla volontà di potenza, mirante al dominio dell’ente, sia attraverso l’imposizione di una morale, che attraverso l’imposizione di una realtà scientifica anticipatrice, ossia per mezzo della tecnica. Anche per Jaspers il nichilismo consiste nell’oblio dell’essere, che rimane nascosto “dietro” l’ente, al quale invece si suole attribuire ogni verità. Questo fa la scienza, che, avvalendosi del metodo sperimentale, ricostruisce la vita dell’ente attraverso nessi causali, che permettono la spiegazione degli eventi (ma non la loro comprensione, vedremo perchè) e l’anticipazione di eventi futuri.

Per Heidegger e Jaspers l’uomo, in quanto Esser-ci, è titolare della possibilità di interrogare l’ente per giungere all’essere. In particolare per Jaspers l’ente rappresenta la cifra in cui l’essere “apparendo scompare”, “manifestandosi si ritrae”. Dunque la comprensione si realizza nell’apertura, a partire dalla cifra, verso ciò che egli chiama Umgreifende, cioè il fondo originario dell’essere. Ecco che il metodo necessario per questa operazione filosofica fondamentale non è quello scientifico, bensì quello ermeneutico, che contempla, oltre all’uso della semplice ragione, l’uso della fantasia, per esplorare ciò che l’ente nasconde (essendone allo stesso tempo la cifra). Nell’interpretazione della cifra l’uomo è libero ed è animato dalla fede. Non si tratta di fede religiosa, che al contrario è dogmatica ed impedisce ogni ricerca filosofica, ma di fede filosofica per l’appunto, sempre aperta al dialogo ed al confronto in quanto problematica. 

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