enigma

Il nazismo di Heidegger nella critica di J. Derrida (“De l’esprit, Heidegger et la question”, 1987)

L’adesione di Heidegger al nazismo avviene con il Discorso del rettorato del 1933, quando il professore fa appello alla “missione spirituale” che attiene al “destino del popolo tedesco” e che trova la guida nell’Università tedesca. Derrida sottolinea che in questa occasione H. apre una nuova fase del suo pensiero. Fino ad allora infatti ed in particolare nell’opera maggiore “Essere e tempo”, H. pone come obiettivo dell’analitica esistenziale la decostruzione della metafisica, in altre parole a partire dall’analisi del Dasein, ovvero dell’uomo inteso come Esser-ci, come manifestazione dell’ Essere-nel-mondo, come testimone privilegiato dell’Essere, mira a “distruggere”, come egli stesso dice, ovvero a decostruire la metafisica per sbarazzarsi dei concetti privi d’essenza, tra i quali individua quello di spirito, che infatti riporta sempre tra virgolette nei suoi testi, a significare che il relativo concetto sfugge e non è immediatamente riscontrabile in alcunché di vero. A partire dal Discorso del rettorato del 1933, H., dice Derrida, toglie le virgolette alla parola spirito, rivelando la possibilità di identificare finalmente l’essenza di tale concetto. Questo avviene grazie all’importanza assoluta che giunge a rivestire nel suo pensiero il linguaggio come luogo dell’Essere. L’uomo non parla a seguito del pensiero, ma al contrario pensa a partire dalla parola. L’uomo non utilizza il linguaggio, ma è il linguaggio che dirige l’uomo, offrendogli ogni apertura di senso. Il linguaggio nel suo complesso è luogo dell’ Essere, ma non tutte le lingue lo sono nello stesso grado: quella greca antica e quella tedesca si avvicinano di più, si rivelano agli occhi di H. le più autentiche. In particolare è quest’ultima ad incarnare meglio lo spirito della civiltà occidentale, che H. vede ormai succube del razionalismo, dello scientismo e della tecnologia. Ecco che il popolo tedesco può e deve porsi come guida per operare un’inversione di tendenza nella storia, per recuperarne il senso autentico.

Da qui l’adesione al nazismo, che successivamente H. rimpiangerà, ammettendo di essersi sbagliato. L’errore sarebbe stato quello di non aver dato importanza al lato razzista e biologista del nazismo. Inoltre, anche riguardo alla possibilità che lo spirito possa essere incarnato politicamente, H. non fa più riferimento, orientando invece la sua ricerca attraverso una difficile teologia (senza dio), basata sullo studio linguistico di testi poetici tedeschi, come quelli di Holderlin e soprattutto di Trakl.

Ma la critica di D. è più profonda e si basa sul concetto di différAnce (spiegato magistralmente nelle lezioni di Carlo Sini) che sta alla base della sua filosofia. Infatti l’errore di H. nell’aderire al nazismo è, come abbiamo detto, di natura filosofica e consiste appunto nell’aver creduto di poter abbracciare l’essenza dello spirito occidentale nell’ideologia nazista. Ma l’errore non sta tanto nell’aver puntato sul cavallo sbagliato, quanto piuttosto nel fatto che non è afferrabile l’essenza di alcunché. Mentre H. infatti ritiene che l’essere sia dato nella totalità del linguaggio e si sforza di rintracciarlo poi, come già accennato, attraverso l’esegesi di testi poetici, D. afferma che l’essenza originaria di ogni cosa sfugge ai nostri tentativi di possederla, di modo che siamo destinati a dibatterci tra gli sforzi metafisici per poi conoscere soltanto delle tracce di ciò che è originario. Ciò spiega la differAnce (D. la scrive con la “a”, différance anziché différence, come sarebbe corretto in francese – la pronuncia è la stessa – vedremo tra breve perché), ovvero la differenza che esiste ineffabilmente tra l’origine e la traccia, o tra il concetto e l’espressione del concetto (come direbbe Husserl), o tra il significato e il significante (come direbbe De Saussure). Tale dualismo ed in particolare il “meccanismo” che lo regola, è indicibile e perciò sconosciuto, come è indicibile la “a” di différance, in quanto nessuno potrebbe sospettarla poiché afona nella lingua francese (nessuno può sapere che c’è perché non si sente, ma questa rende possibile la parola verbale nel suo insieme). Quindi, una volta pronunciato, l’essere scompare, ne rimane una traccia che rimanda alla sua origine, ma facendo il percorso a ritroso non si fa altro che trovare altre tracce all’infinito, il dualismo resta incolmabile per sempre.

Il sistema politico migliore dunque per D. rimane la democrazia, in quanto fondamentalmente imperfetta, tendente alla perfezione consapevolmente irraggiungibile.

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