enigma

L’ Italia, la Francia, la Germania e l’ Euro.

Leggendo il quaderno di storia economica della Banca d’Italia n. 17 , che ripercorre la storia economica italiana dal dopoguerra fino all’avvento della crisi finanziaria del 2008,  mi soffermo sull’argomento dell’ingresso dell’Italia nell’Euro, in particolare, a pag. 23: “dal 1999 al 2009 il tasso di cambio reale calcolato sui prezzi di produzione nell’industria manifatturiera si è apprezzato del 7,5 %, rispetto ad un apprezzamento del 5% in Francia e nessun cambiamento in Germania. La perdita di competitività del sistema economico complessivo misurata in termini di unità di costo del lavoro (unit labor costs) è aumentata di 13 punti percentuali, rispetto ad una perdita di 5 punti in Francia ed un guadagno di 13 punti in Germania”, ciò significa che l’Italia aderendo all’ Euro ha subito un apprezzamento della propria valuta del 7,5%, cioè molto alto rispetto ai competitor più importanti e che allo stesso tempo ha perso molto in produttività, venendosi a trovare in una situazione di squilibrio commerciale nei confronti dei partner europei.

La perdita di produttività, sempre secondo il quaderno n. 17, è dovuta al fatto che l’Italia non ha saputo approfittare dell’ avvento delle nuove tecnologie (TIC – tecnologie dell’ informazione e della comunicazione) a causa della struttura medio – piccola delle proprie imprese e della scarsa preparazione della forza lavoro, dovuta a sua volta ad un sistema scolastico inefficiente. In questa situazione l’apprezzamento della moneta costituisce un grave handicap per le nostre merci a favore di quelle straniere ed in particolare tedesche.

L’adesione all’ Euro segna di fatto l’ingresso nell’ area commerciale della Germania in piena subordinazione e gli effetti deflattivi di tale scelta politica sono molto pesanti in questa fase recessiva susseguitasi alla crisi finanziaria del 2008. Si era ventilata l’ipotesi in certi ambienti, in occasione dell’ insediamento di Hollande all’ Eliseo, di un Euro a due velocità, cioè del formarsi di un’ area europea con una valuta più debole a sud, guidata dalla Francia, ed un’ area con valuta forte a nord, capeggiata dalla Germania, ma non pare che la Francia sia interessata a questo, probabilmente il sentimento nazionale di grandeur non lo permette, però sarebbe utile la vittoria della sinistra in queste imminenti elezioni italiane affinché si potesse creare un asse Francia – Italia che bilanciasse lo strapotere tedesco nel dettare le regole di fiscal compact che stanno stritolando i paesi europei più deboli e mettendo a rischio il perseguimento della stessa unità europea.

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