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L’uomo in senso filosofico (da Martin Heidegger “Essere e Tempo” 1927)

 “Perché in generale è l’ente e non piuttosto il niente?”; è da questa domanda orignaria che scaturisce la filosofia. H. non riuscirà a rispondere esaurientemente, ma nella sua indagine sull’ Essere, ne individua intanto l’uomo come testimone, in qualità di Esser-ci, ovvero di essere-nel-mondo, così gettato nella quotidianità. In maniera assai originale, rintraccia la struttura dell’ Esser-ci in un sentimento, andando in contrasto con la tradizione filosofica illuminista, kantiana, del tutto razionale. Tale sentimento è l’angoscia: (cit.): “l’angosciarsi, in quanto situazione emotiva, è una modalità dell’ essere-nel-mondo; il davanti-a-che dell’angoscia è l’essere-nel-mondo in quanto gettato; il per-che dell’angoscia è il poter-essere-nel-mondo. L’intero fenomeno dell’angoscia, manifesta quindi l‘Esser-ci come essere-nel-mondo effettivamente esistente.” Questo esser-per il proprio poter-esser rappresenta la struttura ontologica dell’ Esser-ci, che H. contrassegna con il termine “cura”. La cura in altre parole è il vivere dell’uomo in proiezione “al di là di sé”, “in quanto essere-per il poter-essere che esso stesso è”.

Si affaccia a questo punto il problema dell’ autenticità dell’ Esser-ci (cit.): “L’ Esser-ci è autenticamente sé stesso solo se si progetta primariamente nel suo poter-essere più proprio… L’anticipazione della possibilità incondizionata costringe l’ente anticipante nella possibilità di assumere il suo essere più proprio da sé stesso e a partire da sé stesso. La possibilità più propria e incondizionata è insuperabile. l’esser-per questa possibilità fa comprendere all’ Esser-ci che su esso incombe, come estrema possibilità della sua esistenza, la rinuncia a sé stesso. L’anticipazione non elude però l’insuperabilità come fa l’esser-per-la-morte inautentico, ma, al contrario, si rende libera per essa. L’anticipante farsi libero per la propria morte affranca dalla dispersione  nelle possibilità che si presentano casualmente, di guisa che le possibilità effettive, cioè situate al di qua di quella insuperabile, possono essere comprese e scelte autenticamente.”

Quindi è nell’ angoscia che “l’ Esser-ci si trova di fronte al nulla della possibile impossibilità della propria esistenza”. Nello spaesamento provocato dall’angoscia, si manifesta la chiamata della coscienza (cit.):La coscienza si rivela come la chiamata della cura: il chiamante è l’ Esser-ci che, nell’esser-gettato (esser-già-in…) si angoscia per il suo proprio poter-essere. Il richiamato è questo Esser-ci stesso, chiamato a destarsi al suo più proprio poter-essere (essere-avanti-a-sé)… Il richiamare indietro chiamando-innanzi, proprio della coscienza, fa comprendere all’ Esser-ci che, realizzandosi nella possibilità del proprio essere quale nullo fondamento del proprio nullo progetto, deve tornare indietro a riprendersi dall’essersi-perduto nel Si (nella quotidianità Ndr), cioè fa comprendere all’ Esser-ci che è colpevole.”

In questo processo di recupero del proprio nullo fondamento a partire dalla proiezione  nel proprio avvenire, dal quale scaturisce il presente, sta la temporalità, fenomeno unitario dell’avvenire “essente stato” e “presentante”, essa “si rivela come il senso della cura autentica”, in contrapposizione alla quotidianità, rifugio inautentico dell’uomo, dove il passato si dimentica e l’avvenire si attende, secondo una concezione lineare del tempo. Il tempo invece ha una struttura chiusa e circolare, che parte dal nulla da cui veniamo e là ritorna, e così inteso, come temporalità, rappresenta la struttura autentica dell’ Esser-ci, la natura filosofica dell’uomo.

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3 pensieri su “L’uomo in senso filosofico (da Martin Heidegger “Essere e Tempo” 1927)

  1. Molto interessante. Io però non avrei scritto che Heidegger va “in contrasto con la tradizione filosofica illuminista, kantiana, del tutto RAZIONALE”.

  2. Beh, mettere al centro del proprio discorso uno stato d’animo come l’angoscia non è proprio kantiano, forse più schopenhaueriano …

  3. Pingback: Il sentimento dell’ angoscia nel pensiero esistenzialista ed in quello naturalista | enigma

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