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Che cos’è la follia? Da Michel Foucault in “Histoire de la folie à l’age classique” (1961)

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“L’idiot qui crie et tord son épaule pour échapper au néant qui l’emprisonne, est-ce la naissance du premier homme et son premier mouvement vers la liberté, ou le dernier soubresaut du dernier mourant?” (M. Foucault)

Così commenta F. sullo schizzo del Goya raffigurante “L’idiota”: “L’idiota che grida e torce la spalla per sfuggire al niente che lo imprigiona, rappresenta la nascita del primo uomo ed il suo primo movimento verso la libertà, o l’ultimo soprassalto dell’ultimo essere morente?”

E continua: “cette folie qui noue e partage le temps, qui courbe le monde dans la boucle d’une nuit, cette folie si étrangère à l’experience qui lui est contemporaine, ne trasmet-elle pas, pour ceux qui sont capables de l’accueillir – Nietzsche et Artaud – ces paroles, à peines audibles, de la déraison classique où il était question du néant et de la nuit, mais en les amplifiant jusqu’ au cri et à la fureur?”

“Questa follia che lega e separa il tempo, che curva il mondo nel cerchio di una notte, questa follia così aliena all’esperienza che le è contemporanea, non trasmette forse, per quelli che sono capaci d’accoglierle – Nietzsche e Artaud – quelle parole, che si sentono a pena, dell’irrazionalità classica sul niente e la notte, ma amplificandole fino al grido ed al furore?”

E’ infatti in’ “epoca classica” (il XVII°-XVIII° sec. francese) che la follia si identifica con l’irrazionalità, perdendo quell’aura di magia che aveva avuto nel periodo medioevale e  cinquecentesco, come manifestazione della morte agli occhi dei vivi, per cui i matti venivano allontanati dalle città, spesso imbarcati sulle navi (“stultifera navis”), affinché vivessero in un limbo, ma presenti alla coscienza umana come monito dell’ aldilà (cit.): “L’anéantissement de la mort n’est plus rien puisqu’il ètait déjà tout, puisque la vie n’était elle-meme que fatuité, paroles vaines, fracas de grelots et de marottes. La tete est déjà vide, qui deviendra crane. La folie, c’est le déjà là de la mort.” (trad.): “l’annientamento della morte non è più niente perché è già tutto, perché la vita non è che fatuità, parole vane, fracasso di campanelli e marionette. La testa è già vuota, che diventerà cranio. la follia è il già qui della morte.”

Ma con l’avvento della filosofia di René Descartes, del “cogito ergo sum”, dell’ identificazione dell’essere con la razionalità, tutto ciò che non è razionale, è considerato frutto di un errore e relegato nel nulla. La follia è accomunata a fenomeni come l’accattonaggio e la delinquenza, a vizi come la prodigalità, la deboscia, il libertinaggio, nel mondo dell’irrazionalità. E’ il periodo del “grand renfermement”, quando si creano gli “ospedali” (nel 1656 è fondato a Parigi l’ Hopital Général), che racchiudono migliaia di miserabili, utilizzati alla bisogna come manodopera a basso costo.

E’ alla fine del XVIII° sec. , in coincidenza della Rivoluzione Francese, che si realizza, ad opera di William Tuke in Inghilterra e di Philippe Pinel in Francia, la “liberazione dei folli”, cioè la trasformazione dei manicomi da come erano intesi a partire dal “grand renfermement” (più o meno simili a carceri), ad ambienti dove i malati mentali, individuati finalmente come tali e separati dagli altri elementi,  sono lasciati liberi di muoversi e di manifestare la loro follia in modo che questa possa essere osservata e successivamente curata.

In realtà la “liberazione” della follia è piuttosto un’ “oggettivazione” operata dalla nuova corrente di pensiero positivista per poter istituire su questa base la scienza psichiatrica e la cura consiste spesso e volentieri nell’imposizione al malato di una rigida morale che lo riconduca a comportamenti “normali”. Il medico diviene la figura fondamentale nel costringere entro certi canoni (morali) il folle, così portandolo alla “guarigione”.

Questo potere taumaturgico del medico resterà insito nella sua figura a dispetto del suo sapere scientifico fino ai nostri giorni. E’ il medico infatti che individua di volta in volta il tipo di alienazione del folle, in relazione alla tipologia di normalità che lui ha in mente. Questa dialettica sanità – follia, mediata dal medico, è ciò che caratterizza la psicologia, anche e soprattutto nel suo ramo psicoanalitico, laddove il medico assume un ruolo abnorme rispetto all’identità del paziente. Possiamo dire che la psicologia moderna definisce la realtà umana in relazione alla follia e viceversa. I due aspetti si intrecciano e la loro definizione è appannaggio del medico, il quale giudica, in nome della scienza.

Nell’opera di alcuni autori invece, come il de Sade e Goya prima, Holderlin, Nerval, Artaud, Nietzsche, Van Gogh, poi, la follia segna i confini entro i quali “è” l’opera di questi autori ed entro i quali l’essere umano si dibatte, come nel caso dell’Idiota di Goya.

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