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Come nasce il capitalismo? da David Graeber in “Debt. The first 5000 years” (2012)

Bisogna innanzi tutto distinguere tra “capitalismo” ed “economia di mercato”. Il sistema di “economia di mercato” è quello idealizzato da Adam Smith nell’ opera “The Wealth of Nations” (1776), dove gli operatori economici vendono ed acquistano merci in base alla legge della “domanda” e dell’ “offerta” in completa libertà e parità di condizioni, senza condizionamenti da parte di soggetti in grado di imporsi e di soggiogare la “mano invisibile” del mercato. Secondo G. troviamo un esempio di questo sistema nella storia medioevale del mondo islamico. Se infatti il Medioevo è per l’Europa da ricordare come l’epoca dei “secoli bui”, nell’area mediorientale si ha una fioritura dei commerci ad opera di grandi mercanti. In questa situazione lo Stato è tenuto ai margini della vita economica, quindi i mercanti effettivamente sono liberi di operare in un’ “economia di mercato” dove ha successo chi ha più capacità commerciale. L’assenza dello Stato è evidente anche in ambito finanziario, infatti le operazioni commerciali vengono finanziate attraverso “promesse di pagamento” basate sulla personale credibilità dei mercanti. Inoltre, cosa più importante, non si conteggiano gli interessi sul capitale imprestato, se non nella misura strettamente attinente al rischio d’impresa. Vale a dire che non esisteva il concetto che il denaro di per sé produce dei frutti, se non in quanto impiegato in attività produttive con ritorno economico.

E’ appunto questo aspetto che rileva nel passaggio dall'”economia di mercato” all’ “economia capitalista”, ovvero il fatto che, nella seconda, a differenza della prima, il capitale viene adoperato precipuamente come fonte di interessi. I primi, secondo G., ad impiegare il denaro in questa direzione sono i monasteri buddisti in Cina, che già in epoca medioevale prestavano capitali ad interesse, accrescendo così smisuratamente le loro ricchezze in contraddizione con la vita frugale praticata dai monaci.

Ma l’origine del “capitalismo” si può far risalire al XVI° sec. in Italia, dove prosperarono prima le “corporazioni” e poi le banche. Questi soggetti, che possiamo indicare con il termine di “persone giuridiche”, non coincidono più, appunto, con persone fisiche e pertanto non sono più inquadrate entro i canoni morali che queste rispettano (anche grazie al condizionamento della religione). E’ proprio in questo periodo infatti che Machiavelli delinea il concetto di “ragion di stato” per indicare un’etica superiore, non identificabile con la morale personale, ma che la scavalca in ordine di importanza ed è fondata sul principio che “il fine giustifica il mezzo”. Questa si applica ai capi di governo secondo Machiavelli, ma allo stesso modo entra in gioco quando si tratta di agire “in nome e per conto” di “persone giuridiche”.

Sono infatti le banche italiane a finanziare l’invasione coloniale nelle Americhe. G. addirittura introduce un interessante elemento a giustificazione della ferocia con cui quelle campagne di conquista furono condotte, facendo riferimento in particolare alle vicende di Hernan Cortés, e cioè che l’uomo si era talmente indebitato per poter condurre tali spedizioni, che tutto l’oro che riusciva a procurarsi, a prezzo di delitti efferati contro le popolazioni indigene, lo doveva impiegare per ripagare i debiti, sempre più avviluppato in una spirale che lo costringeva ad addentrarsi in nuove conquiste.

Nascono in seguito le “Compagnie delle Indie” in Olanda ed in Inghilterra, quella inglese in particolare governerà la colonia britannica dell’India fino all’avvento di Gandhi. Questi soggetti, banche e compagnie commerciali, a seguito della scoperta delle numerose miniere d’oro, di cui avevano riempito le casse, fecero sì che i metalli preziosi venissero impiegati come unici mezzi di pagamento, con la complicità degli Stati, che dipendevano da loro in quanto anch’essi indebitati per poter condurre le campagne militari. E’ così che nasce la prima Banca Centrale, la Bank of England, nel 1691, quando il re Guglielmo d’Orange chiede ed ottiene un ingente prestito da facoltosi mercanti inglesi per poter portare avanti la guerra contro la Francia ed i mercanti in cambio hanno il permesso di emettere “promesse di pagamento” garantite dal credito verso il sovrano, ovvero i primi esempi di banconote in Occidente.

Nascono così i moderni sistemi monetari, dove le banconote in circolazione sono garantite dall’oro del Sovrano prima e dalla credibilità o meglio dalla “solvibilità” dello Stato in un secondo momento. Ma la solvibilità si fonda a sua volta sulla capacità dello Stato di pagare il dovuto comprensivo degli interessi, è questa componente dell’interesse che, ingrassando il capitale (e chi lo detiene!), provoca una continua lievitazione dei valori e di conseguenza rende necessario “stimolare la crescita” (come sentiamo dire quotidianamente), ovvero accrescere la potenza economica in continuazione, cosa che può essere fatta soltanto con il dominio di nuovi mercati, nell’agone della lotta politico-economica. Ecco perché il capitalismo è un sistema destinato ad incrementare sempre per rinnovare la continua scommessa di successo, sull’orlo di un’apocalisse incombente.

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Un pensiero su “Come nasce il capitalismo? da David Graeber in “Debt. The first 5000 years” (2012)

  1. ItaliaIoCiSono in ha detto:

    Articolo interessante!

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