enigma

Come nascono il mercato e la moneta? Da Adam Smith a Friedrich Nietzsche, ai più recenti studi antropologici, nell’opera di David Graeber “Debt, the first 5000 years” (2012)

Nella dottrina classica, che risale all’opera di Adam Smith, lo studioso inglese che con l’opera “The wealth of nations” (1776) è considerato il fondatore della scienza economica, il mercato nasce come libero scambio di beni tra i vari operatori, acquirenti e venditori, nella forma originaria del baratto, per cui si scambiano beni per reciproca convenienza. La moneta, secondo questa dottrina, riportata correntemente nei libri di testo, nasce come strumento per facilitare questo processo.

Tale sistema presuppone una sostanziale parità nelle posizioni degli operatori, che secondo un’analisi storica, non corrisponde sempre a verità, in quanto la società è normalmente organizzata secondo schemi più o meno piramidali. Fanno eccezione le società comuniste, che sono esistite e che raramente si possono trovare anche oggi nelle comunità più tribali, come quella degli Inuit. Graeber cita un aneddoto dal “Libro degli Eschimesi” dell’antropologo danese Peter Freuchen (1886 – 1957), il quale aveva vissuto presso gli Inuit e racconta che un giorno, avendo partecipato ad una battuta di caccia andata male, affamato, aveva chiesto del cibo ad un altro cacciatore che invece era riuscito nella caccia, ringraziandolo per l’aiuto che gli dava. Questi rispose sdegnato (cit.): “nella nostra terra ci consideriamo tutti degli uomini! E dal momento che siamo uomini ci aiutiamo gli uni con gli altri. Non amiamo sentire nessuno che dice “grazie” per questo. Quello che io ottengo oggi, tu potrai ottenerlo domani. Noi diciamo che con i regali si fanno gli schiavi e con le frustate si fanno i cani!”

Dunque ci sono delle comunità organizzate in maniera del tutto paritaria, ma guarda caso, in queste comunità non usa il baratto e neppure la moneta come la intendiamo noi. Infatti, dice Graeber, rifacendosi in gran parte agli studi dell’antropologo francese Philippe Rospabé, le comunità primitive, come per esempio le tribù degli indiani d’America, non utilizzavano il baratto per l’approvvigionamento dei beni di necessità nell’ambito della tribù, perché ognuno poteva prendere dagli altri ciò di cui aveva bisogno senza che per questo nascesse un debito. infatti durante l’arco della vita chi si serviva di cose altrui avrebbe senz’altro avuto occasione di dare a sua volta qualcosa agli altri. Il baratto veniva semmai impiegato negli incontri occasionali tra le varie tribù. La moneta aveva quindi tutt’altra funzione rispetto ai soldi che maneggiamo. Pensiamo ad esempio ai wampum irochesi, (cit. Rospabé): “la moneta primitiva originalmente non era in nessun caso un mezzo per pagare i debiti. Rappresentava un modo per riconoscere l’esistenza di debiti che non potevano essere pagati in nessun modo”. Si tratta del debito della vita “la dette de vie” come lo chiama Rospabé. Si pensi al caso di un uomo che sposandosi porta via alla famiglia originaria la figlia/sorella/nipote; oppure al caso di un omicidio, debiti della vita per l’appunto, che non potranno mai essere risarciti perché ogni persona è unica nel suo genere. La moneta in questi casi simboleggia l’esistenza del debito e tuttalpiù ne ripaga l’interesse che ne scaturisce.

Se la moneta impiegata nell’uso corrente, non nasce quindi nelle primitive  società comuniste, allora quando, dove e come?

Si può far coincidere la nascita del mercato e della moneta con la nascita dello Stato. Se per i giusnaturalisti inglesi come John Locke (1632 – 1704) l’uomo allo stato di natura si accorda in maniera paritaria per la costituzione dello Stato e la statuizione di norme che rispecchiano il diritto di natura, allo stesso modo per Adam Smith pone in essere comportamenti economici del tutto naturali che pertanto rientrano in un equilibrio generale garantito dalla “mano invisibile” del mercato; per altri pensatori, come Thomas Hobbes (1588 – 1679) l’uomo allo stato di natura è “homo homini lupus” pertanto deve cedere tutto il potere allo Stato, il “leviatano”, mostro capace di soggiogare l’intera popolazione e piegarla al suo volere, allo scopo di garantire la pace. Per Nietzsche (Genealogia della morale, 1877), in una visione più realistica, lo Stato è formato da una classe di dominatori che dettano le regole del gioco nei confronti dei sudditi (contrapposizione che ricorda vagamente quella marxista tra classe borghese e classe operaia). A questo rapporto di forza attiene anche la costituzione del debito come forma di schiavitù (cit.): “Per infondere fiducia nella sua promessa di restituzione, per dare una garanzia della serietà e santità della sua promessa , per imporre, in sé stesso, alla propria coscienza la restituzione come dovere e obbligazione, il debitore dà in pegno, in forza del contratto, al creditore, per il caso che non paghi, qualcosa d’altro che ancora “possiede”, su cui ha ancora potere, per esempio il proprio corpo o la propria donna o anche la propria vita…”.

Il mercato quindi, secondo Graeber, non nasce grazie alla “mano invisibile”, ma semmai alla “mano pesante” dello Stato. Fin dal periodo sumero, lo Stato, attraverso l’imposizione fiscale, impone di fatto la nascita di un mercato dal quale possano affluire i proventi della tassazione. la moneta, invece, anziché nascere dal baratto, prende forma da quelle “promesse di pagamento” che erano le tavolette sumere di contabilità, che gli scriba redigevano fin da 5000 anni fà, nell’ambito dell’amministrazione del tempio, registrando i debiti di coloro che principalmente dovevano pagare tasse allo Stato.

Il potere statale, nelle civiltà greca e romana, si militarizza diventando una vera e propria macchina da guerra, finalizzata precipuamente alla cattura degli schiavi che dovevano fornire la forza lavoro. Per poter mantenere gli eserciti gli Stati coniarono le monete con oro o altri metalli preziosi (di cui i primi esemplari si hanno in Lidia nel VII sec. A.C., ai tempi dei primi filosofi Talete, Anassimene ed Anassimandro) per pagare i soldati, che per converso spinsero verso la creazione dei mercati grazie al loro potere d’acquisto ed alla domanda di beni che esprimevano. La moneta coniata poi veniva recuperata per mezzo delle imposte ed essendo appunto richiesta come unico mezzo di pagamento di queste, automaticamente veniva imposta sul mercato come mezzo di pagamento ufficiale. Graeber chiama questo sistema “military – coinage – slavery complex”. Poi in epoca medioevale l’impiego della moneta coniata si riduce a causa dell’indebolimento degli Stati, eccezion fatta per la Cina, dove l’impero si tramanda fino all’epoca moderna attraverso varie dinastie. La Cina sarà la prima a sperimentare la cartamoneta stampata dallo Stato a partire dall’ IX sec.

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