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Nietzsche e “La nascita della tragedia” (1876)

“La nascita della tragedia” è la prima opera di Friedrich Nietzsche. Si tratta di uno studio sulla tragedia greca e sul suo significato per i greci antichi. E’ in quest’opera che compare la figura del dio Dioniso in tutta la sua importanza.

Dioniso è il dio nato dalla coscia di Giove, il quale aveva deciso di portarlo in vita nonostante la morte della madre (umana), causata dal contatto stesso con Giove al momento del concepimento. Secondo un’altra tradizione è il dio resuscitato dalle proprie ceneri dopo essere stato ucciso e quasi interamente divorato dai titani. Quindi rappresenta il dio della “trasformazione vitale” che reca in sé allo stesso tempo distruzione e creazione, come dialettica del divenire, nel cui scorrere tutto si ripresenta nel circolo dell’ eterno ritorno. Lo spirito dionisiaco come forma di sensibilità permette agli antichi greci di comprendere l’assurdità e la crudeltà della vita, trasfigurandone il senso col sentimento del sublime. La tragedia greca riesce ad evocare lo spirito dionisiaco muovendo dal coro, che col suo canto viscerale eleva la platea ad un tutto unico, in cui ciascun uomo è assorbito dalla sua atavica bestialità, rappresentata dal dio Dioniso.

Dioniso rappresenta la rottura del principio individuationis, opponendosi perciò al dio Apollo, che rappresenta invece la razionalità e pertanto l’individuazione. Per principio individuationis si intende la possibilità di definire la realtà considerandola come composizione di singolarità con caratteristiche specifiche, ma la ragione stessa nel far questo pone terribili tranelli. Apollo è un dio enigmatico. Nella tradizione ellenica l’enigma risale all’ antico racconto, risalente almeno al VI° sec. A.C., sulla morte di Omero (V. Dopo Nietzsche, G. Colli, Adelphi 1974) in cui si narra che Omero, seduto su una roccia di fronte al mare di Io, avesse domandato a dei pescatori cosa avessero preso ed essi risposero che quello che avevano preso avevano lasciato e quello che non avevano preso avevano tenuto, si trattava dei pidocchi che in parte essi si erano tolti di dosso (ciò che avevano preso) ed in parte si tenevano ancora (ciò che non avevano preso). Omero aggredito dall’enigma a cui non riusciva a dare risposta finì per morirne.

Quindi come la tragedia trascende l’individualità di fronte all’ineffabile, portando l’uomo in una dimensione primordiale di bestialità che lo pone in sintonia con la natura, allo stesso modo fa di fronte allo scacco della ragione rappresentato dall’ enigma. La forza razionale del dio Apollo e la forza oscura del dio Dioniso si contrappongono nella dialettica in cui l’uomo è destinato a dibattersi, accettandole e celebrandole entrambe.

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